— Tu; — gli rispose il Gregoretti.
— Io? Non son poeta; e dovrei tesserlo in prosa.
— In prosa, da bravo; purchè sia prosa robusta.
— Se non sarà, non vorrete mica accopparmi; — conchiuse Raimondo, che già sentiva venir l'estro ad una seconda versata che i servi facevano in giro.
Levò allora il suo calice, e così prese a parlare, con intenzione d'esser solenne:
— Signore e signori, onde questa casa è onorata, auguro a tutti voi che il nuovo anno sia lieto, come furono a me i sette che lo hanno preceduto. Esaudisca egli il voto che gli esprimo.... — soggiunse l'oratore, ispirandosi d'un subitaneo pensiero, e versando sulla tovaglia un mezzo dito del suo vino, — .... il voto che gli esprimo libando a lui, come un sacerdote antico, con questo roseo dorato liquore.
— Bene osservato; il roseo dorato è una particolarità della vedova Clicquot; — disse il Gregoretti, guardando contro la luce il suo calice.
— La vedova, — rispose Raimondo Zuliani, cogliendo quella volta l'ispirazione dalle parole dell'amico, — la vedova è stata moglie; parliamo dunque del matrimonio. Non senza ragione vi accennavo i miei sette anni felici. A voi, scapoli impenitenti! aiutate con buone risoluzioni l'adempimento del voto che io ho formato poc'anzi, e il [pg!28] nuovo anno vi colmerà delle sue benedizioni. Chi vorrà dare l'esempio? Voi, amico Brizzi, non è vero?
— Me ne guardi il cielo! — gridò il signor Brizzi, facendo un gesto d'orrore.
— E perchè? — domandò Raimondo. — Vi conosco e vi stimo da gran tempo, mio caro, e so che non fate e non dite mai cosa su cui non abbiate pensato due volte. —