Si rideva, allora; e tanto più rideva la signora Livia, poichè non credeva che suo marito fosse l'uomo più adatto a simili uffici. Ma egli si era ostinato in quall'idea; la grande amicizia che lo legava a Filippo Aldini aiutava a fortificarlo nell'onesto proposito di trovargli moglie. Ed una volta era stato lì lì per azzeccarla; ma che è, che non è, proprio da Filippo Aldini gli venivano le difficoltà; quel caro sragionatore non aveva voluto a nessun patto saperne. Sragionatore, sicuramente; erano forse ragioni, quelle che opponeva all'amico?

— Non sono ricco abbastanza per prender moglie; — diceva Filippo Aldini. — Povera, non posso; ricca, non voglio. Non me ne parlare, se mi vuoi bene. Il blasone degli Aldini, che tu metti avanti come un gran titolo, è veramente un po' danneggiato; ma non vuol dorature. Il nome della mia casa finirà con me; non è forse meglio?

— Una casa storica! — aveva ribattuto Raimondo. — Perchè lasciarla perire?

— Appunto per ciò, perisca pure. Ho sempre pensato, sfogliando i grossi volumi del Litta, che le famiglie storiche guadagnino un tanto a rimaner sepolte nella storia, fasciate nelle loro bende imbevute di aromi. Già, i nomi che si perpetuano, corrono il rischio di seccare i posteri. E i posteri, caro mio, non hanno poi tutti i torti. [pg!140] Che cosa c'è più da fare, ai tempi nostri, se non piccole cose? Bisogna farsi piccini come esse, adattandosi a tutte le piccole leggi, a tutte le piccole consuetudini, che d'ogni parte stringono la nostra volontà, come i fili di seta degli abitanti di Lilliput stringevano il povero Gulliver sulla spiaggia dov'era naufragato. E non c'è pericolo che diventando piccoli uomini, i tardi rampolli delle grandi famiglie levino un po' di credito ai famosi antenati?

— Dio, quanti pericoli! — aveva esclamato Raimondo. — E quanti guai vedi tu in una proposta di matrimonio! Basta, lasciamola lì. Ci penserai meglio, e ci sarà da discorrerne ancora.

Ma intanto non aveva creduto opportuno d'insistere, e per un pezzo doveva essergli passata la voglia di ritoccare quel tasto. La signora Livia, dal canto suo, aveva riso di gusto; e dal canto suo si era man mano adattata all'amico di Raimondo. Almeno, pareva che fosse così, perchè non le era più accaduto di dirne male, o di trattarlo con troppa freddezza, nelle rare visite ch'egli faceva in casa Zuliani. Bisognava proprio che le antipatie ripigliassero allora, mentre Raimondo era sul punto di vincere le ripugnanze matrimoniali dell'amico! E quell'altra antipatia per le Cantelli! Quella, poi, era la più irragionevole di tutte. Dall'appoggio del banco Cantelli non ripeteva le sue fortune il banco Zuliani?

Giunto a casa, Raimondo trovò la sua signora, non pure alzata, ma risanata del tutto, come ella diceva, e di buonissimo umore. Per contro, era imbronciato Raimondo, avendo in corpo quel po' di stizza che sappiamo. [pg!141] Certo, l'avrebbe smaltita, se Livia fossa stata ancora ammalata. Ma era sana, ilare nell'aspetto; ed egli, non potendo più digerirsi il suo malumore, non sapeva neanche dissimularlo.

— Che cos'hai? — gli disse ella ad un certo punto, vedendolo mandar giù bocconi su bocconi, senza mai proferire una parola. — È calata la rendita?

— No, anzi c'è un mezzo punto di rialzo.

— O allora?