— No, niente, ed io non ho creduto conveniente insistere colle domande.

— Ebbene, te lo dico io; è stato un effetto del gran calore che mandano le stufe dell'albergo. Anche mia moglie ne ha sofferto, solo a restarci un'ora in visita: ma per lei, fortunatamente, è bastata qualche ora di letto; mentre la signorina Margherita, che a quella fornace si è scaldata più lungamente, ne ha sofferto di più. Non temere, per altro; è cosa da nulla, tanto da nulla, che ieri, quando fui al Danieli, la signora Eleonora non aveva neanche chiamato il medico.

— Lo ha chiamato poi; — disse Filippo; — perchè me ne ha parlato.

— Ah sì; e il nome?

— Non lo ha detto.

— E che cosa ha ordinato?

— Qualche giorno di riposo.

— Vedi dunque? Non c'è da stare in affanno, mio felice mortale. Ci si vede, stasera? Non si va a teatro, e si fanno quattro ciarle, al solito dei mercoledì. Ma vieni per tempo; se no, potrebbe darsi che uscissi, e ti vedrei troppo tardi. —

Filippo Aldini promise. Andare per andare, meglio di [pg!155] prima sera, per non correre il rischio di perdere la compagnia dell'amico.

Raimondo era di buonissimo umore: a casa fu piacevolissimo, pensando sempre come la sua Livia avesse gradito il suo regaluccio. Disponendosi ad accompagnare la moglie nella sala da pranzo, le disse tra tante altre cose più o meno importanti: