—Chi parla di mastro Jacopo?—gridò una voce, che mise lo scompiglio nella brigata.—E chi ho da baciar sulle gote, se è lecito?
—Maestro!—dissero i garzoni, tirandosi indietro mogi e confusi.
Il maestro si avanzò in mezzo al crocchio e vide il quaderno dei disegni di Spinello Spinelli.
—Ah!—riprese egli, con accento mutato.—Studiavate? Ammiravate anche voi quel che sa fare questo bravo giovinetto? Avanti, su, si faccia avanti quello che ho da baciar sulle gote, e mi dica cosa pensa di Spinello Spinelli.
—Maestro,—scappò fuori il Chiacchiera,—io non so se mi bacerete sulle gote, o se piuttosto non mi allungherete una pedata; ma dico, con vostra licenza, che questo Spinello ha voluto fare un ritratto, in questo piccolo schizzo.
—Orbene,—disse mastro Jacopo, rabbruscandosi;—e se avesse proprio voluto fare un ritratto, che ci vedreste di male voi altri?
—Niente, Dio guardi; niente nell'intenzione. Ma quanto all'esito del tentativo…. Vedete qua Tuccio di Credi, il quale sostiene che la somiglianza è tutta dovuta alla parsimonia dei tratti. Il vostro protetto ha trovata l'aria della figura, e nient'altro. Se dovesse fare un ritratto, si troverebbe molto impicciato.—
Mastro Jacopo crollò sdegnosamente le spalle.
—Eh via, lasagnoni! Quello è un giovane che, se vorrà fare un ritratto, anche da pittore novellino qual è, lo farà, in barba a tutti voi, quando avrete messo su barba.
—Parri della Quercia non è di questa opinione.