—È qui mastro Jacopo di Casentino?—chiese egli con aria peritosa.

—È qui;—rispose il Chiacchiera.—Che cosa volete da lui?—

Mastro Jacopo aveva udito la voce del nuovo visitatore, ed era subito escito sul limitare della sua camera.

—Oh, bravo, ragazzo mio, fatti avanti!—gridò egli.—Ti aspettavo. Eccoti in casa tua. Questi sono i tuoi compagni di lavoro; Tuccio di Credi, Parri della Quercia, Cristofano Granacci, Lippo del Calzaiolo, il Chiacchiera… cioè, diciamo prima il nome che ha avuto a battesimo, Angiolino Lorenzetti, e poi diremo quello che gli hanno appioppato le persone intendenti.—

Il giovane a cui erano presentati in quella forma gli scolari di mastro Jacopo, li salutò con un cenno grazioso del capo, indi soggiunse:

—Saremo amici, io spero.

—A voi, lasagnoni,—ripigliò maestro Jacopo,—salutate Spinello Spinelli, l'autore dei tocchi in penna che avete veduti poco fa. È un ragazzo che, se non si svia per cammino, farà parlare di sè.—

Gli scolari di mastro Jacopo s'inchinarono davanti a Spinello. Parri della Quercia gli stese la mano, dicendogli:

—Amico e fratello, se vi piace.—

Ma gli altri non si fecero così avanti, non si buttarono via come
Parri della Quercia.