In quel mentre l'uscio di fondo si aperse, e la megèra comparve sulla soglia.

—Ah, è lei, signor Ariberti? Cerca del signor Filippo?

—Sì; mi hanno detto che è giunto a Torino e venivo a salutarlo. Credevo che fosse tornato nella sua cameretta, che gli piaceva tanto…

—Oh, per questo ci aveva ragione;—soggiunse la vecchia.—Una camera come quella, non fo per dire, ma non si trova in tutta la via degli Argentieri. E difatti è venuto l'altro giorno da me per riaverla; ma che vuole? Io già l'avevo appigionata. Colpa sua, perchè, quando è partito l'estate scorsa, mi ha lasciato nel dubbio del suo ritorno a Torino. È un bravo giovane, quantunque stia male a contanti, e mi è rincresciuto di perderlo. Ma non potevo mica sacrificarmi… Capirà, signor Ariberti: dodici lire al mese sono poco e son molto, secondo i casi.

—Eh, capisco, dodici lire… già… sono una somma.

—Almeno per me;—proseguì la signora Paolina, Ah, se si fosse —trattato di Lei, signor Ariberti, che ci ha i denari a palate…

—Non tanto, signora Paolina, non tanto;—gridò Nicolino Ariberti ridendo.—Son figlio di famiglia, non lo dimentichi.

—Sicuro, e un bravo giovane, come ce n'è pochi. La non dubiti; il signor Filippo le rendeva giustizia. Egli mi diceva sempre: veda, signora Paolina; di tutti i miei compagni, il migliore, il più sincero, il più studioso, è l'Ariberti.

—Caro Filippo!—esclamò egli, mentre il rimorso, di cui sanno i lettori, gli dava un'altra e poderosa stretta.—E sa Lei almeno, dove sia andato a mettere il nido?

—Oh, La non dubiti; appena lo ha trovato è corso ad avvisarmene. Aspetti, ora mi raccapezzo. Santa Teresa… No, San Francesco di Paola… Nemmeno! Di San Francesco me ne ha parlato, ma là c'era un quartierino di tre camere, un po' caro per la sua borsa. Ecco, ora mi ricordo; è andato proprio a stare in via Santa Teresa, la seconda casa a sinistra; e mi pare che abbia detto il numero 4.