«Dio di misericordia! Quante belle cose ci sono ancora sulla buccia terrestre! Noi s'invecchia, non c'è che dire; ma il mondo, eterno adolescente, si rinnova di fronde e fiori ogni giorno. Fiori di prato, o di stufa, ogni stagione ci ha i suoi. La primavera, tornata fin qui tanti milioni di volte, ritornerà, Dio sa quanti milioni di volte ancora, sulla faccia della terra. E noi, quel po' di vita che ci è stato dato per la parte nostra, come agl'insetti effimeri, ce lo viviamo davvero? No, in fede mia; noi si passa sulla scena del mondo senza capire l'arcano. E quando finalmente lo si è trapelato, ci si trova al lumicino, e non c'è più caso di mettere un tallo sul vecchio.

«Pèntiti, Don Giovanni! Ma sì, come dargliela ad intendere, quando c'era la gioventù a frastonarlo? Se aspettavano a dirglielo intorno ai sessanta, manco male! È vero (e qui il signor Commendatore sorrise malinconicamente) che sui sessanta non ci sarebbe più stato bisogno di dirglielo. Insomma, così è; giovani, non intendiamo; vecchi, non siamo più in tempo a mutarci.

«E guardate un po' che disdetta! Mai dai miei giorni non ho veduto bello il mondo come ora, ora che la esperienza m'aiuta e m'insegnerebbe anco ad assaporare lentamente tutte le gioie della vita.

«Bei ritrovi, accortamente sfiorati, fino a tanto non ci si rinvenga ciò che il cuore desidera, o che la mente ha sognato! Liete corse all'aperto, dove i polmoni e lo spirito si pigliano la parte loro Mondo ampio da veder tutto, prima di morire, come si vede tutta una casa, prima di andarsene! Imperocchè, l'uomo non è mica fatto per vivere come la quercia o come l'ontàno, abbarbicato su di una balza, donde invano il desiderio cerchi di trascinarlo per la curva del muto orizzonte, o radicato in una forra, donde non veda e non isperi più nulla. Vivere bisogna, ed ogni creatura ha da vivere secondo l'indole sua. L'uomo è nato viatore, curioso, insaziabile; egli ha da muoversi, da respirare liberamente, da rinnovare ogni tanto la sua porzione d'aria, di felicità, di luce, di scienza e d'amore.

«Muoversi, sentire in noi vivi e gagliardi gli affetti, questi benefici flagelli del sangue, desiderare, sperare, anelare, raggiungere, ottenere: è questo il vivere; tutto il resto è apparenza di vita, sogno stracco, lenta agonia. E sono vecchio, ecco qua, confinato in questa camera da un malanno che sordamente mi rode. Perchè, non c'è mica da illudersi. La palla che deve uccidermi è fusa; io so di che male andrò al peggio».—

Il signor Commendatore, da quell'uomo savio che egli era, non ingannava il suo spirito colle lusinghe dei medici pietosi. Ci aveva poi una certa propensione alla malinconia, effetto del male e cagione a sua volta di abbattimento, che faceva il restante.

Amici, ne aveva sempre avuti pochi. Giovane, era venuto su con istinti da vecchio, e tra per la naturale ritrosia e per la diffidenza che ognuno impara a sue spese e in poche lezioni, non si era buttato a troppi. Dopo tutto, ama poco una metà del genere umano chi ama molto l'altra metà, e non accade dir altro. Per contro, i pochi amici che aveva avuti, li aveva anche molto amati. Ma pur troppo, i men buoni si erano col tempo allontanati da lui; i migliori, come al solito, ad un per uno se li aveva pigliati la morte. E il signor Commendatore non aveva pensato a rinnovar le provviste.

Un giorno, era stato parecchi anni addietro, anche una certa marchesa era morta. E il signor Commendatore non aveva più saputo dove e come passar la sera. Va detto anche ad onor suo che il rammarico era stato profondo, e lungo eziandio quel lutto che un uomo può fare dicevolmente ad una persona cara, ma non istretta a lui da vincoli di parentela. Avrebbe voluto viaggiare, correre il mondo per sollievo dello spirito; ma quello non poteva più essere per lui uno svago. Così rimase e si crogiolò nella sua noia ineffabile.

Aveva provato a cercar distrazioni nella musica, e preso a bella posta uno scanno a teatro; ma in quelle radunate di gente allegra, che va allo spettacolo per vedere e per essere veduta, ci si trovava come straniero. Da tanti anni aveva perso il filo di quella vita chiassosa, che ormai non ci si raccapezzava più. Tutti lo rispettavano, ma nessuno più si curava di lui. Almeno ci avesse avuto ancora il baco della politica! Ma le ambizioni lo avevano abbandonato e madonna politica non era più il suo debole. Già, a questa imperiosa signora o darglisi intieri, o nulla. E a darglisi intieri, che sugo?

Era stato bensì eletto deputato al Parlamento per tre legislature e avrebbe avuto qualche diritto ad uno stallo in Senato. Ma egli era altresì un galantuomo, e siccome la sua coscienza gli diceva d'aver fatto troppo spesso il deputato a ore rubate, che è quanto dire poco e male, ebbe vergogna e non accettò la profferta. Bene accettò un titolo vano un po' per non aver l'aria di ricusare ogni cosa, ed anche un po', come diceva qualche volta celiando, per far dispetto a qualcuno.