L'accento di Guido era cosiffattamente imperativo, che il Giacomo non istette a baloccarsi più oltre, e scesa la scala a precipizio, disparve nel vano della boccaporta.
Laurenti avea la febbre addosso. Che cosa era scritto in quella lettera! Che fatalità pesava su lui, da farlo partire senza che il Giacomo si ricordasse di dargli quel foglio, nel quale certamente v'era la sua vita o la sua morte?
Così pensando, rimase inchiodato sul sedile, ansante, sgomentito, ad aspettare che il Giacomo tornasse. Questi venne finalmente venne con aria contrita, il manigoldo, tenendo la lettera tra le mani.
Guido gliela strappò dalle dita; ma come l'ebbe afferata, non gli diè l'anima di rompere tosto il suggello. Guardò il cielo con atto disperato, come per accusarlo, nella piena del suo dolore, di quel calice d'amarezza ch'egli era forse sul punto di bere; quindi, scuotendo il capo, aperse la lettera e lesse:
«Guido,
«Bisognerà dunque cadervi a' piedi e gridar mercè? Voi temete di porre a risico la vostra dignità, parlando; e quando parlate, siete già lontano, come se aveste paura dell'effetto delle vostre parole.
«Vi amo; vi ho sempre amato, fin da quel giorno che mi avete condotta al camposanto, o per dire più veramente, egli fu in quel giorno che mi accorsi di amarvi. Che? credete voi forse che alla margheritina io dimandassi soltanto se sarei risanata?
«V'hanno di tali cose che non si può, non si ardisce, non si dee dirle a voce. Ma pensateci un tratto voi stesso e poi giudicate. Poteva io operare diverso con voi? Potevate voi fraintendermi a quel modo? Io, povera donna abbandonata da tutti, dovevo andare incontro alle vostre mezze confessioni? La passione di un gentiluomo par vostro, so di meritarla; ma un giorno sarebbe pure venuto che voi avreste pensato a quello stato di cose nel quale vi eravate per la prima volta imbattuto in me, e Luisa non poteva correre il risico dei vostri pentimenti.
«Ecco perchè ho riconquistato il mondo, innanzi di dirvi una parola, o di udirne una simigliante da voi. Ho veduto molti a' miei piedi, e vi giuro che ad ottenere cotesto non mi bisognarono lusinghe. Direte che fu vanità, o non crederete piuttosto che la dignità mia voleva così?
«Intanto, vedete quello che ho fatto. Quel regno che mi tornava in balìa, io l'ho rispinto, non esso me. Io esco regina, regina per tutti, salvo per voi che avete voluto vedermi ginocchioni, udire la mia confessione, in quella che io avrei avuto il compenso di molti patimenti ad udire la vostra. Ora tutti sanno che sono partita da Genova, dove non tornerò. Ho annunziato che andavo a Firenze, dove non mi troveranno di certo. Che importa a me? Vo a vivere una vita nuova, e per viverla debbo dimenticare affatto la prima.»