—Molto, signora; l'ammalato, che celia sulla sua infermità, è sul punto di mandarla a quel paese. Ma…..

—Ma infine vorreste sapere perchè sono venuta qua; non è egli vero? Vi contenterò subito. Maddalena è scesa la seconda volta a Genova per salutarmi, e il Giovannino, che non vi ha visto la prima, s'è richiamato per violazione di patti. Allora abbiamo pensato di venirvi a cercare, ed è un'ora che siamo quassù. Ma dove siete stato, voi?

—Ad erbolare, signora.

E qui Laurenti mostrò un fascio di pianticelle raccolte sui greppi.

—Ma sapete che voglio venire anch'io?—disse la signora Argellani.—Voi raccoglierete erbe, ed io darò la caccia alle farfalle.

—E' sarà un grande onore per me; ma le vi faranno correre e sudare di molto, quelle che già abbiano messe le ali. Quelle altre poi che sono ancora nel primo stato di bruchi, o in quello di larve, vi faranno ribrezzo.

—Orbene, io raccoglierò le erbe che mi direte, e voi le farfalle, i bruchi, e quello che vorrete; oppure io starò seduta su di un sasso muscoso a vedervi correre. Vi torna, così?

Laurenti fece un profondo inchino, e si avvicinò a stringerle la mano. Quella donna, per fermo, anco noncurante, non si poteva che amarla, dirò meglio, adorarla.

Il Giovannino fece gran festa a Laurenti, che gli regalò un bel libro di storia naturale, pieno d'immagini dipinte d'ogni maniera d'animali, cominciando dall'uomo. Quindi, fatta vedere partitamente la casa a' suoi ospiti, Laurenti scese con essi alla palazzina gialla.

Lungo il tragitto, appoggiata al suo braccio, la signora Argellani diceva a Guido: