—Via, per farcelo parere più bello, questo benedetto discorso, non ce lo faccia aspettar troppo;—gridarono le dame, con quel tono di familiare autorità, che dimostrava il conto in cui era tenuto il personaggio.

—Pazienza, lo ripeterò male; ma non sarà colpa mia;—ripigliò il duca di Francavilla.—"Signore, mi disse il frate, non è così che l'intendiamo noi altri. La nostra comunità non ha ufficio di odiare le donne. Esse non entrano nel nostro credo, non fanno parte del nostro ideale, ecco tutto. Si odiano forse i diamanti, per la semplice ragione che non si portano in dito?"

—Ha detto questo, il priore?—domandò la signora Morselli.

—Per l'appunto, signora, e m'è sembrato abbastanza gentile. Non pare anche a lei?

—Sì, per un uomo che sfugge le donne, non c'è male. Continui, la prego.

—Questa, dissi io, è l'opinione della comunità; ma personalmente, quale concetto si formano delle donne?—"Signore mio, personalmente si sfuggono; si sono sfuggite. Ognuno di noi è venuto qua con la seconda vocazione. Si meraviglia di questa mia distinzione? Pure è naturalissima. Ogni uomo ha due vocazioni, nella sua gioventù. La prima, che è vera o falsa, senza che a tutta prima si possa discernere; donde vengono i tardi pentimenti, le smanie e le lunghe agonie del chiostro. Sant'Antonio, romito volontario nella Tebaide, raccolto da mane a sera nelle sue sante meditazioni, vedeva ad ogni tratto il demonio che assumeva tutte le forme de' suoi desiderii soffocati e delle sue ambizioni represse. Santa Teresa sofferse indicibili tormenti, rimpianse più volte il suo voto, e l'ardente misticismo della sua vita e le cagioni della sua morte provarono qual grande sacrificio avesse fatto, e certamente superiore alle sue forze. Non è da fidarsi della prima vocazione. Perciò, la società moderna fa bene a sopprimere, in quel modo che può, tutti gli ordini monastici, fondati sulla indissolubilità d'un voto pronunziato prima del tempo. La seconda vocazione è vera, perchè essa càpita all'uomo esperto nelle battaglie della vita, ed egli vi si abbandona con piena cognizione di causa. Non mi dicano male di questa vocazione e non muovano guerra a' suoi legittimi affetti; lascino a tutti i cuori feriti, a tutte le anime deluse, il loro rifugio nella solitudine, il loro conforto nella pace di un fraterno ritrovo."—"Come è vero!" gridai. La mia esclamazione gli piacque, poichè egli continuò, infervorandosi:—"Voi dunque lo vedete, o signore, ci siamo raccolti in parecchi, tutti colpiti dai medesimi disinganni. Eravamo tre, da principio, come la prima compagnia di san Bruno, e ci eravamo affratellati nei nostri dolori. Non già i dolori dei vent'anni, che son passeggeri come i nembi di primavera; bensì i dolori dei trenta, che hanno una radice più profonda e si nutrono nell'amara esperienza del mondo."—"Scusate,—interruppi,—voi qui parlate dei dolori che reca all'uomo un affetto infelice; ma l'uomo non vive soltanto per l'amore; c'è l'ambizione, potente diversivo; c'è il desiderio di esser utile al suo simile. La politica, per esempio…"—Non mi lasciò finire. E per quanto io m'immagini di far dispiacere al nostro ottimo signor sottoprefetto….

—Dica pure, dica pure!—rispose il cavalier Tiraquelli, a cui era dedicata quella sospensione rettorica.

—Sì,—ripigliò il duca di Francavilla,—a giudizio del mio interlocutore la politica e il desiderio di adoperarsi a pro' del suo simile, sono altrettante afflizioni di spirito.—"È vero,—mi rispose,—ad una certa età l'uomo incomincia a sentire questi filantropici stimoli, d'esser consigliere comunale, deputato, amministratore d'opere pie, membro d'un consiglio agrario, capitano della guardia nazionale…."

—Signor Prospero,—disse il sottoprefetto, interrompendo, non senza un perchè, il duca di Francavilla,—questa è per noi.

—Anzi, tutta per me;—replicò il signor Prospero.—Ma io non me ne lagno. Continui, signor duca, continui.—