—E ben altri uffici l'aspettano nel mondo;—aggiunse gravemente il sottoprefetto, dando un'occhiata al signor Prospero, commendatore di là da venire.

—Non ho ambizione,—rispose modestamente il duca;—ma siccome il mondo non mi ha fatto nulla, e non ho ragione di fuggire il bel sesso, che mi è tanto cortese della sua attenzione in questo momento, io non mi farò frate, lo giuro. Dico soltanto che anche lassù, per qualche settimana, ci si potrebbe vivere. È intenzione di quei frati di avere nel loro convento ogni cosa necessaria, ed anche molte delle superflue, che pure aiutano tanto ad abbellire la vita e a coltivare lo spirito. A farla breve, si foggiano un piccolo mondo nel grande, e ci si chiudono dentro.

—E dal grande,—chiese il sottoprefetto, col suo solito acume,—non filtrerà nulla di gramo nel piccolo?

—Sostengono di no, cavaliere mio. La loro teorica, come ho avuto l'onore di dirle, è fondata sulla serietà della seconda vocazione. Uomini provati alle battaglie e infastiditi dalle vanità della vita, si ritirano al deserto, non portando altro con sè che il desiderio della pace. Quali ambizioni minute potrebbero turbarli nel loro ritiro, se hanno rinunziato alle grandi? L'Ariosto ha collocata la discordia in un convento di frati. Ma questi hanno giurato di non volercela a nessun patto. Per dare il buon esempio, il priore, a mala pena saranno arrivati i cinque nuovi compagni che si aspettano, convocherà il capitolo, per rassegnare la sua dignità, accettata pro tempore e nel solo intento di dare indirizzo al suo ordine.

—Ed è un bel giovane, questo priore?—domandò la signora Morselli.

—Tanto simpatico;—rispose il duca.

—E in che modo s'è ridotto lassù? Che disinganni ha potuto avere?

—Signora mia, glie l'avrei chiesto volentieri, ma ho avuto paura di passare per un curioso. Lassù non amano i curiosi, e ho dovuto tenermi la voglia in petto.

—E gli altri frati, come sono?

—Belli e brutti, giovani e maturi; ce n'è per tutti i gusti.