Il padre Anacleto ebbe un istante di raccoglimento; indi alzò la fronte, come un uomo che ha preso un partito e si dispone a parlare. Ma il pensiero del nostro personaggio doveva essere difficile ad esprimersi, anche per un uomo della sua autorità, perchè egli, dopo aver sollevata la fronte, stette parecchi secondi immobile, con gli occhi fissi sul volto del giovane cherubino. Questi arrossì fino alla radice dei capegli, ma non chinò altrimenti i suoi.

—Mi perdonano la franchezza?—incominciò finalmente il priore.

—Dica liberamente.

—Ma badino,—soggiunse,—voglio essere schietto, anche a risico di parere…. scortese.

—Non le riuscirà;—disse il cherubino, che non aveva ancora ombra di baffi, ma dimostrava già di aver molto giudizio.

—Grazie;—rispose il priore, cascando e sapendo di cascare.—Volevo dire che dubiterò; e il dubbio è sempre scortese; ne conviene?

—Secondo la maniera di esprimerlo;—ripigliò il cherubino.

—Orbene,—disse il priore, stringendosi nelle spalle,—prendiamo la forma più mite. Qui vedo due cose, egualmente temibili. O si tratta d'uno scherzo….—

A queste parole, il cherubino scattò sulla sedia.

—Non c'è scherzo, qui;—interruppe egli vivacemente;—La prego a crederlo; lo giuro sul mio onore. M'ingannerò…. c'inganneremo,—soggiunse, ravvedendosi tosto,—ma è un nostro desiderio sincero di viver qui, se Ella non ce ne reputa indegni. Siamo gente per bene, pronti a sopportare la nostra parte di spese, a metter fuori quanto occorre, e più ancora, per vivere in questa comunità di San Bruno. L'idea è superiore alla mia età, dice Lei. Che cosa ne sa? Scusi, veh! Non sono ancora sotto la sua tutela. Riconoscerò domani la sua autorità, la sua giurisdizione. Per oggi almeno mi lasci dire liberamente quello che penso. Che cosa ne sa? Metta che io sia vissuto nel mondo quanto occorre per capire che esso non val nulla, che è bugiardo, sciocco e noioso. Non basta, forse, per venire a rifugio quassù?