— Perchè sarò una copia di lei. Non sentite com’è gaia? Ci ha sulle labbra il riso stereotipato, quest’oggi. —
La signora Elena non potè trattenersi dal ridere, a quella osservazione bizzarra.
— Sì, è vero; — diss’ella. — Ma sarà meglio imitar lei che altri. Camilla non si accorgerà del plagio, e accoglierà volentieri quell’umore che sarà più conforme al suo. Vi torna?
— La riflessione è giustissima; — rispose il De Rossi. — Purchè mi venga fatto di seguire il vostro consiglio!
— Lo potrete, se vorrete. E poi, badate, ci avete obbligo, anche per un’altra ragione. Stando sempre così imbronciato, fareste torto a me, che non lo merito.
— A voi? E come?
— Ma sicuro! Si dirà che noi abbiamo portato a Montecatini un orso, e un orso male addomesticato. Suvvia, state allegro, siate forte, e combattete da uomo leale.
— Grazie! — esclamò Aldo, allungando la mano per stringer quella della signora Elena, che posava ancora sul suo braccio.
Erano giunti allora davanti alla succursale dell’albergo della Pace. La signora Camilla e il contino Anselmi avevano già fatto alto, per aspettare il resto della comitiva, e frattanto l’Anselmi prendeva commiato dalla signora, poichè egli doveva tornare indietro, essendo ad alloggio all’albergo della Torretta. Si avvide la signora Camilla della stretta di mano che Aldo aveva data alla signora Vezzosi? Forse sì, forse no; il che significa che non potrei starvene mallevadore.