—Eh via! s’ha da credere? Chi è stato a tanti sbaragli, meritando la lode e l’affetto del vicerè delle Indie occidentali, non vorrà mica perder la testa in una faccenda che deve andare da sè.
—Se deve andare da sè come Voi dite, perchè metterci a capo un uomo che mostrate di stimare più ch’egli non sia stato mai? Ogni altro, che abbia risolutezza, dovrebbe bastare.
—Risolutezza e perspicacia;—ripigliò Gian Aloise.—E perspicacia ed ambizione di far bene. Non avete Voi ambizione?
—No;—rispose Bartolomeo Fiesco.
—Per un Fiesco, è nuova;—ribattè Gian Aloise.—Per Bartolomeo delle Indie, è strana.—
Lo toccavano sul vivo; e naturalmente gli saltò la mosca al naso; che la pazienza non era mai stata il suo forte.
—Ecco;—diss’egli, assumendo a suo modo una cert’aria di gravità e promettendo colla solennità dell’accento un lungo discorso;—facciamo ad intenderci. Ne ho avute, delle ambizioni; e potrei averne ancora, ma in un campo diverso. Bartolomeo delle Indie, avete detto, e sta bene. Rimandatelo dunque alle Indie. Qui si fanno gran cose, che potranno riuscir piccine alla prova; laggiù si fan cose piccine, che potranno esser grandi. E questo, badate, non per diverso vedere, ma perchè laggiù si taglia dalla pezza, potendo fare una cappa da gentiluomini, mentre qui si raccozzano scampoli e stracci, volendo cucirsene un manto reale. Perchè questo? Perchè qui siamo gli eredi di un gramo passato, e in molti e in troppi ci contendiamo un osso già spolpato da Goti e Greci, da Longobardi e Franchi, da Ungheri ed Alemanni; un osso, mi capite? che oggi han preso a smidollare Francesi e Spagnuoli. Laggiù, vivaddio, non si è eredi di nessuno; laggiù si può esser magari gli autori della stirpe e gli arbitri del futuro, preparandolo con libertà, bene o male, meritandone la gratitudine o le maledizioni dei posteri.
—Spaziate come un’aquila, cugino!—esclamò Gian Aloise.
—E sarò un nibbio, poi;—rispose il capitano Fiesco.—Ma vedo, se permettete, un orizzonte più largo di questo; forse perchè ho viaggiato di più in compagnia d’un uomo grande, l’unico grande che mi offrano le storie, non escluso quel Carlomagno a cui si riferiscono le nostre vanità, quando vanno più alte. Il mio grand’uomo, col suo ingegno e colla sua costanza, ha trovato un mondo nuovo; quell’altro, con la sua forza, con la sua onnipotenza, non è riuscito se non a rimpiastricciare il vecchio, che gli è rimasto poi sempre un lavoraccio.
—Povero a voi, se foste vissuto a’ suoi tempi! neanche un paladino avreste voluto diventarci?