— Ci sono? — le chiese Trebazio.

Ella rispose affermativamente col capo, e additò nel fondo della casa una botola, coperta da una cateratta, che Trebazio fu sollecito ad alzare, discoprendo una rozza scala di pietra.

Il lezzo del sotterraneo mi salì alle nari; ma l'ansia di trovar Valeriano mi fece correre il primo in quella buia ed umida chiostra. Gli altri mi tennero dietro con passo leggero, e fatti trenta scalini ci trovammo in un andito, lungo il quale ci fu mestieri andare a tentoni, seguendo la parete.

Così c'inoltrammo un bel tratto, fino a tanto che scorgemmo in lontananza un filo di luce pallida, mercè il quale si potè andare più speditamente. Poco più oltre il punto da dove avevamo cominciato a scorgere il lume, la muratura finiva e l'andito si allargava a forma di sala. Altre sale, informi, e scavate nel masso, con rozzi pilastri qua e là per sostenere le vôlte, si succedevano lungo il nostro cammino.

Man mano la luce si fece più viva, e cominciammo a udire un canto sommesso di molte voci. Allora feci fermare i miei uomini, per dividerli in tre drappelli, due dei quali dovevano farsi innanzi dai due lati dell'ampio sotterraneo, rasentando le pareti che restavano nell'ombra, per ricongiungersi quando fossero proprio addosso alla conventicola. Io, con gli altri, mi feci innanzi dal mezzo, giovandomi di tutte le ombre dei pilastri, e rattenendo il respiro.

Allo svoltar di una di quelle informi colonne, era un uomo appostato. Fece per aprir la bocca e gridare; ma Trebazio fu più sollecito di lui, e gli ficcò il suo ferro nella strozza, che gorgogliò, ma senza forza, quelle parole con cui voleva dare il segnale agli amici.

VII.

— Ottimamente! — dissi a Trebazio. — Hai fatto un bel colpo, e senza la tua prontezza i galilei sarebbero stati posti in sull'avviso.

L'uomo colpito dalla spada di Trebazio era stramazzato a terra, e non dava più segno di vita. Però non ce ne curammo più oltre, e, sgomberataci per tal modo la via, c'inoltrammo ancora sotto le arcate, e allo svoltar di un angolo ci trovammo sopra alla conventicola dei cristiani.

Da quanto posso oggi ricordarmene, era una vasta sala, rozza come tutte le altre già percorse, e non doveva servire che da poco ad uso di tempio, imperocchè era ignuda affatto di fregi, non aveva sarcofaghi, nè epigrafi, nè alcuno di quelli emblemi che più tardi ebbi a notare nelle sotterranee dimore della setta. Rischiaravano il luogo alcune faci di resina, e al rossastro chiarore di queste potemmo scorgere forse un centinaio di uomini e donne, quelli col capo scoverto e queste col velo tirato sul volto, che stavano ginocchioni dinanzi ad un vecchio, coperto di una lunga tonaca bianca, il quale sembrava in atto di parlare.