La sua pazzia, come vedete, seguiva un indirizzo più certo che non quella di tanti altri sventurati, i quali si son fitti in capo di essere, quale il Padre Eterno, quale lo Spirito Santo, Napoleone, o Carlomagno. E Dio sa che faticoso lavoro si facesse in quell'anima ottenebrata; che lenta cristallizzazione di concetti, per giungere fino a quella creazione fantastica che egli vi ha narrata in Genova! Il Cardiana diventò Valeriano; la contessina una martire del cristianesimo; il Bruno s'ingigantì e si scempiò nei due personaggi di Almaco e di Trebazio; l'organo e il cembalo furono il nesso logico, o, se vi piace, illogico della sua mesta allucinazione.

Il Caselli stette qualche anno a Carcare, e pareva risanato. Di tratto in tratto si rifaceva da capo con la narrazione; poi ricadeva nello scemo. Un bel giorno volle andarsene via, e seppi più tardi che si era dato a girare il mondo con un certo suo arnese sgangherato in forma di cembalo. Il resto lo sapete voi.

— Poveretto, — dissi io, asciugando una lagrima. — Egli è più sventurato di tutti gli altri che non sono più; imperocchè egli vive e porta il suo dolore, assiduo compagno, adagiato, come un despota solitario, in quella parte di sè, dove prima albergava la ragione. E così Dio voglia metter fine ai suoi mali, come egli ha diritto a riposarsi, dopo tanti travolgimenti affannosi.

FINE.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

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