Commosso, palpitante, combattuto da desiderio e da tema, fu per accostarsi a lei; e fatto il primo passo, si rattenne ancora. Ella si accorse dell'atto, in quella che stava per passargli dinanzi, e balenò irresoluta a sua volta.
Non era più da rimanersi perplesso. Ara si mosse verso di lei e con accento soave le disse:
— Perdonami!
— Che cosa? — dimandò ella, arrestandosi.
Il principe non rispose parola, tanto era turbato. Nè forse ella pose mente a cotesto, o se vi pose mente, non le parve irriverenza. Il rossore del giovine non era egli la più eloquente risposta e la più schietta confessione dell'animo suo?
Ella stessa, o compassionevole, o grata, ruppe l'uggioso silenzio.
— Tu se' straniero? — gli chiese.
— Sì, sono, — rispose il giovine, pigliando animo dalle cortesi parole e più ancora del soavissimo accento; — e se non t'incresce.... se nulla ti chiama così presto lontano da me.... amerei dirti, o signora, una preghiera insensata, che io feci poc'anzi alla Dea.
— Ti ascolto; — disse a lui di rimando l'incognita.
— Di vederti, — proseguì Ara sommesso, — di poter dirti che t'amo, di essere amato da te. —