Così la sconosciuta, per troncar le parole al giovine, che già stava per richiamarsi a lei dell'ingiusto sospetto. Indi, come parlando a sè stessa, mormorò, per modo che egli potesse udirla:
— Infine, mi veda egli; è la Dea che lo vuole. —
E dato un cenno alle ancelle, che tosto riverenti si allontanarono, uscì con passo rapido e lieve sulla gradinata, quasi sfiorando il suolo, mentre Ara le venìa tutto sollecito al fianco.
Discesi sulla spianata, e usciti fuor della calca, ma non così prontamente come il re d'Armenia avrebbe voluto, piegarono a destra, dove per tortuosi sentieri si scendeva all'Eufrate. Egli ebbro di gioia; ella taciturna, lievemente reggendosi sul braccio che il principe le aveva profferto, e tratto tratto volgendosi a guardarlo in viso, per mezzo alla trama sottile del velo che ancora la diniegava agli occhi innamorati del giovine.
— Ah! — sclamò ella, premendogli il braccio, al primo svoltar della strada, che le consentiva di dare una fuggevole occhiata dietro di sè.
— Che è ciò, mia divina? — le chiese Ara turbato.
— Alcuno ci segue.
— Chi lo ardirebbe, dov'io sono? —
E così dicendo, il re d'Armenia si volse e si piantò fieramente in mezzo al sentiero.
Un uomo, ravvolto nel suo mantello, scendeva per quella medesima via. Ma egli non parve darsi pensiero dell'atto, e, giunto all'incontro d'una viottola poco lunge da essi, vi s'inoltrò con passo sicuro, come chi non avesse a fare altro cammino fuor quello.