Cosma, per altro, aveva otto o dieci bracciate di vantaggio sull'amico, e Damiano lo raggiunse quando egli aveva già afferrato l'oggetto per cui si era tuffato nell'acqua.

—Oh bello!—gridò Damiano, vedendo la preda che Cosma teneva sollevata fuor d'acqua.—E per me nulla?

—Vedi? C'è dell'altro laggiù;—rispose Cosma.—Mi pare una canna.

—Ah, si! ed anche qualcos'altro di più nero,—disse Damiano, nuotando verso il punto che gli era stato indicato da Cosma.

Questi, frattanto, ritornava verso il bordo della Santa Maria, nuotando sul fianco destro, per poter tenere in alto, agitandola davanti agli occhi dell'equipaggio, la sua bellissima preda.

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—Non è alga, per bacco!—gridò, come fu sotto al capo di banda.—Non è neanche erba, che si possa scambiare per alga. Gettatemi un cavo, da poter tirarmi a bordo, senza guastare questo raro presente. È destinato al signor almirante.

—E a me, perdiana! un cavo anche a me;—gridò Damiano, a cinque o sei braccia più indietro,—non vengo neppur io con le mani vuote.—

Il cavo era stato gittato, Cosma vi si era aggrappato, anzi attorcigliato con tutta la persona, ed era stato issato a bordo. Con la stessa manovra, fu pronto a seguirlo Damiano.

—Ebbene, che cos'è?—disse Cristoforo Colombo, verso di cui s'inoltrava Cosma, tutto grondante d'acqua salata.