Anch'essi erano molto osservati, non solo dall'almirante, ma da tutti gli uomini della spedizione, che a manipoli via via si erano avvicinati. Damiano, che era capitato dei primi, potè riconoscere che il [pg!70] suo amico e fratello Cosma non aveva traveduto. I naturali dell'isola erano poco, anzi punto vestiti; non potendo passare per abiti i segni di rosso, di nero e di giallo, onde avevano rigata e picchiettata la pelle di rame. Non tutti, per altro, erano così dipinti con l'ocra, sulle braccia e sul petto; ma tutti avevano segnata di rosso la punta del naso, e di rosso avevano cerchiate le occhiaie.

—Strano modo di farsi belli!—diceva Damiano.—E quella donna là, che mi pare abbastanza belloccia, gradirà così impiastricciato il naso del suo dolce marito? Ma già, paese che vai, usanza che trovi. E siccome egli si tingerà a quel modo per piacere a lei, è da credere che essa gliene serbi riconoscenza.—

Altra particolarità degna di nota erano i capelli di quei naturali; capelli di colore tra il fulvo e il nero, ma corti, non riccioluti, lisciati all'ingiù, fatti untuosi e lucenti con l'olio di qualche frutto del luogo. Se non fossero stati quei cerchi alle occhiaie, che in molti di loro guastavano, si sarebbe potuto dire che tutti avessero gli occhi assai belli ed espressivi. E avevano alta la fronte, regolari i lineamenti, ben proporzionate le membra, non alta la statura, ma neanche sotto il mediocre. A quella latitudine, che egli giustamente immaginava esser quella dell'Africa, e sotto il capo Bojador, Cristoforo Colombo pensava di trovare un tipo diverso, quello dei negri, per esempio; e non fu poca la sua maraviglia, vedendo una specie così nuova. Il lettore si riconduca col pensiero ai tempi del grande navigatore. Le carnagioni color di rame si vedevano allora per la primissima volta.

L'almirante aveva osservate le persone; osservò anche le armi di quel popolo nuovo. E potè farlo, perchè qualcheduno dei naturali era venuto armato [pg!71] alla spiaggia. Povere armi, in verità! archi con le corde di liana, e frecce di canna, con la punta di osso di pesce; lance, o, a dir più veramente, lunghi e sottili bastoni di legno, la cui punta era indurita al fuoco, oppure formata di una cuspide di selce, o d'un dente, o di un osso acuminato di squalo. Quella povertà d'armi offensive, il difetto di armi difensive, dicevano chiaramente la semplicità dei costumi e la mitezza d'indole dei pacifici abitanti dell'isola. Che vivessero allegri lo diceva abbastanza l'umor gaio di cui avevano fatto prova recente: che non avessero da stentare la vita, era dimostrato dalla ricchezza vegetale del terreno e dalla varietà, dalla abbondanza dei frutti: che godessero anche di un certo ozio quotidiano, si poteva riconoscere dal fatto che molti di essi erano venuti alla spiaggia tenendo sul pugno pappagalli addomesticati, brave bestie chiacchierine, le quali andavano ripetendo a perdifiato intiere frasi della lingua dei loro padroni; una lingua per cui messer Luigi De Torres, interpetre della spedizione, era venuto invano; così poco ella somigliava a quelle del ceppo Arameo, che dovevano essere il suo forte!

Il pasto era imbandito, e l'almirante ne offerse ai naturali, specie ai vecchi e ai bambini. Non si è detto ancora, ma facilmente s'indovina che tutti gli abitanti del villaggio stessero a godersi la novità della scena, seduti sulle calcagna, secondo il costume di tutti i selvaggi. Qualcheduno dei vecchi accettò, per atto evidentissimo di cortesia; qualcun altro per curiosità, non riuscendo per altro a maneggiare convenientemente cucchiai e forchette; ma subito smessero, o fosse perchè non volevano mostrarsi ghiottoni, o perchè non gradivano la cucina dei figli del cielo.

Ma quando, per una delle solite disgrazie di tavola, [pg!72] che addolorano profondamente ogni buona massaia, cadde ad un cuoco e si ruppe in molti pezzi un gran piatto di maiolica, tutti quegli spettatori del primo ordine, giovani e vecchi, si buttarono avanti, per dividersi la preda. Era lucente la vernice di quei cocci, e chi poteva abbrancarne uno si stimava felice.

La giornata passò in quel dolce riposo. I naturali volevano condurre i figli del cielo a visitare i loro modesti tugurî; e qualche visita, alle capanne più vicine, fu consentita dall'almirante, a cui premeva di conoscere come vivessero, quali fossero i loro utensili domestici, e sopra tutto a che grado fosse giunta la loro agricoltura. Del resto, egli aveva già capito che non c'era da aspettare grandi cose. I regni di Cipango, del Cattaio, del prete Janni, erano ancora molto distanti; quell'isola non era forse che il più lontano avamposto delle Indie sospirate e sognate.

Sull'ora del tramonto, fu risoluto il ritorno alle navi. I naturali stettero estatici sulla rena a vedere i loro ospiti che montavano nei palischermi; ed anche aiutarono con le loro braccia a spingere in mare quelle massiccie piroghe. Ma quando videro allontanarsi l'uomo dai capelli d'oro, il padre, il dio di tutti quegli esseri sovrumani che erano scesi a visitarli, gettarono altissime strida, si sciolsero in pianti e lamentazioni senza fine.

—Ritorneremo, buona gente, non piangete, ritorneremo domattina;—andava gridando Damiano.

E col gesto li esortava ad avere un po' di pazienza. Poi, additando il sole, che tramontava da una parte, lo indicava rinascente dall'altra. Alcuni lo capirono, perchè si messero a ridere, battendo allegramente le palme.