—Oh, non tanta furia! Tu non hai bisogno di andare dallo speziale per questo. Fa a modo mio; abbandonati all'ignoto. Non chiedere mai a te stesso: «che cosa debbo io fare quest'oggi, per passar mattana?» Vedi, Fenoglio; io non mi sono mai così divertito, come un giorno che uscii di casa nell'intento di annoiarmi. Lascia operare il caso. Passi per una strada? Non isvoltare alla solita cantonata; va innanzi. Là troverai quell'amico che andavi cercando al caffè, e che, svoltando alla cantonata anzidetta, non avresti trovato di certo. Là vedrai una bella merciaia, che ti venderà un fazzoletto, mezzo seta e mezzo cotone, che regalerai poscia alla cameriera della tua bella, col risparmio di tre lire. Là vedrai una sconosciuta; la seguirai, e ti buscherai un dolce sorriso da lei, o un duello coll'amante; le quali cose ti condurranno in un altro ordine di pensieri e di conoscenze, che tu non avevi, uscendo di casa, e che potranno anche mutare del tutto il tuo sistema di vita. Insomma, non ragionare innanzi di fare, ragiona dopo; non andar colla testa, ma coi piedi; fa conto insomma di giuocare a mosca cieca.

—Ma….—soggiunse Roberto Fenoglio,—e se dò del naso in qualche spigolo?….

—Gli è,—rispose gravemente Magnasco,—uno tra gli sconci di questa teorica, per altro bellissima.

—Orbene, mi proverò;—disse Roberto. E intanto si stiracchiava sul canapè, sbadigliando di bel nuovo.

Felice se ne avvide e fu sollecito ad alzarsi.

—Il tuo sbadiglio,—diss'egli,—mi prova che debbo partire. Diamine! le quattro suonate! Ed io già avevo dimenticato lo scopo della mia fermata! Fenoglio, sai? debbo chiederti un servigio….

In manus tuas, domine. Ti occorre denaro? Bada che non potrei oggi imprestarti più di duemila lire.

—Che! non ho bisogno di denaro, sibbene di un servigio assai più rilevante e più delicato.

—Un duello?

—Quasi; vo' prender moglie.