La sera si avvicinava.

Ad ogni chilometro una sosta; ad ogni stazione sulla linea del tranvai Imola-Bologna, una fermata più lunga.

Giacometta ed Arlecchina erano scomparse sulle ali del loro Genio. Neppure avessero fondato Roma!

Però la cosa incominciava a destarmi una seria preoccupazione. Potevo io ritornare a Bologna così? Potevo presentarmi in casa di Arlecchina, o anche dalla placida signora Zeffira senza neppur l'ombra di una spiegazione da dare?

Dovevo ritrovarle a tutti i costi; pena la mia tranquillità.

Bologna non era ormai lontana più di quindici chilometri.

Per la via Emilia si vedono ceffi di ogni sorta e non solamente gli zingari passano su questa grande strada miliare.

Poteva darsi adunque che due o più uomini, decisi a tutto, imbattutisi, in un punto solitario, nelle due giovinette, se le fossero prese.

Tale dubbio mi tormentò ancor più. Dissi:

— Arriviamo fino a San Lazzaro; se a San Lazzaro non le abbiamo trovate, torneremo indietro.