Le signore raccogliendo gli strascichi e le vesti intorno alla persona, stavano leggermente chine; gli uomini sorridevano o si accigliavano.

— Ma che c'è? — chiese Monsignor Rutilante, poi tacque. Udì il lieve tintinnio di un campanellino e vide avanzare, tutto festante e umile fra la schiera degli invitati, Messibèll, il canino della contessa Liturgico.

Proseguiva la bestiuola di un suo trotterello saltellante, scuotendo la coda e tutto il corpo, in ineffabili espressioni di timorosa gioia; e, ad ogni voce, volgeva gli occhi sporgenti, lacrimosi e tentava festeggiare i convenuti rizzandosi su le zampe posteriori.

— Via! via!

— Vattene, brutto!

Attraversò così la sala tutto raumiliato e, saltellando sempre, giunse ai piedi della dolce signora sua.

Allora negli occhi della contessa passò un lampo di terrore e Monsignor Rutilante aggrottò le ciglia.

Messibèll si era seduto non sapendo quale orribile minaccia recasse, graziosamente piroettando, sul piccolo dorso glabro.

Aveva una mano sacrilega, violato la bruna verginità della sua pelle servendosene a scopi dinamitardi.

Sul dorso di Messibèll, col vermiglione più intenso, era dipinto un orribile teschio e la scritta rivoluzionaria: