— No!...
— C'an véga piò la faza di mi burdèll!... Che non vèga piò la fazzia dei miei bordelli!
— E dove li manderà?
— Dalla collina alla valle.
— Troppa roba.
— Sono in biciacletta e hano la schioppa!...
Il Cavalier Mostardo si concentrò. La lotta si delineava sempre più aspra. Ora si ricorreva all'intimidazione. I contadini, presi ad uno alla volta, non avrebbero certo resistito, si sarebbero compromessi e Mostardo voleva salvarne sopra tutto la compagine. Non ch'egli avesse soverchia fede in quella massa statica, ma era questione di principio. Il principio!... L'idea!... E sebbene nel suo remoto fondo di uomo onesto e idealista sentisse che anche la nuova battaglia poco aveva a che fare con le pure fonti alle quali aveva abbeverata la sua giovinezza, sebbene fosse convinto che gli uomini della Cattedra, i nuovissimi dirigenti del partito facessero quotidiano strazio di quella repubblica vagheggiata già negli anni come fine supremo, egli non abbandonava il campo. Taceva ed agiva. Intanto si trattava di rompere l'odiosa alleanza dei partiti popolari.
L'unione annegava la repubblica nel socialismo.
— Tutto per loro e niente per noi, quei versipelle!... Sì, fratelli!... Fratelli un corno!... Egli era per le vie separate.
Comunque fosse, bisognava dimostrarsi, data l'occasione, più abili, più pronti e più forti.