Una ragazza, sull'alto del Santo Carroccio, fu colpita e cadde riversa con un urlo straziante. Il miaolìo delle palle da schioppo fece sudar freddo a più d'uno che si era ubbriacato di vittoria. Seguì un momento di esitazione. Di fronte alla sorpresa, le volontà ondeggiavano e la salda compagine stava per disgregarsi; già molti cercavan di svignarsela, e qualche fosso incominciava a riempirsi di fuggiaschi. Ora, sorpreso sul punto di una strepitosa vittoria, Pulôn pensava ai casi suoi. Però, non ebbe tempo di pensar troppo perchè si accorse che, se indugiava ancora, tutto sarebbe stato travolto e perduto. Allora, raccolti gli uomini, fece allontanare donne e ragazzi.

E ricominciò la solfa delle schioppettate.

Ma, dall'altra parte, c'era l'indemoniato genio del Cavalier Mostardo! Egli aveva visto e previsto.

— Ah, vuoi farmela?... Bene! Arrivi al momento giusto!

Il Cavalier Mostardo ritornava dall'aver partecipato a una seduta al Circolo Mazzini e non era di buon umore. Si era parlato del caso Borgnini e i signori della Cattedra avrebbero preteso di tenere a mezz'aria Bucalosso.

Nè fuori dal Partito, nè dentro al Partito. A questo si era opposto con ogni sua energia il Cavalier Mostardo e tanto aveva detto e tanto perorata la sua causa, che le cose erano rimaste al punto iniziale e nessun giudizio era stato dato e nessuna decisione presa.

Ma quel voler giudicare gli uomini di azione in base ai così detti principii etici (che cosa fossero poi questi principii etici, egli non sapeva davvero!), lo indispettiva oltre il verosimile. Il fatto sta che era partito verso le dieci di notte, dalla Città del Capricorno, con un diavolo per capello e, se non si fosse trattato della sua riputazione, avrebbe mandato al diavolo tutto quanto.

Ma i suoi informatori lo avevano avvertito di fatti gravi e non poteva piantare in asso la cosa quando più si rabbuiava. E siccome sapeva che si sarebbe trovato di fronte a qualche centinaio di individui aveva mobilitato l'intiero esercito giallo. Egli stesso doveva dirigere l'azione. Si sarebbe valso di quel po' di scienza militare che aveva imparato guerreggiando dall'America del Sud alla Grecia, per una libertà che era stata sempre più grande nel cuore di lui che non nei fatti.

Pertanto aveva dato ordine che una macchina gialla fosse spedita innanzi sotto buona scorta; ma nessuno doveva attaccare i rossi fin ch'egli non fosse stato presente.

Impartiti gli ordini, stava per licenziare Rigaglia, quando questi disse: