— Datelo a me.
E prendeva il lume; poi non ne poteva proprio più e prendeva anche lei, sull'altro braccio, come una bambina. E via di corsa, su per le scale.
Una stanza... due stanze... quattro stanze...
— Ci siamo... ci siamo, Gianni!...
Rideva soffocando il suo riso contro il collo di lui. E i suoi capelli scompigliati gli facevano il solletico.
— Quanto sei bella!
C'era un gran trono dorato per starvi distesi a dormire: il trono delle cose discrete ed estreme.
— Eccoti, regina!
Ma ormai non si lasciavano più, non potevano più separarsi.
Il lume si spegneva, ma della luce ce n'era anche troppa.