— Non è vero!
Il Trancia e Giovannone dissero ad una voce:
— Glie l'abbiamo mandata noi!
Allora il Cavaliere appoggiò le mani ai bracciuoli della poltrona; spalancò due occhi come due palle da cannone; si sporse e fece:
— Voooooi?...
— State a sentire — disse il Trancia.
Mostardo stette a sentire. Le sopracciglia inarcate; un baffo in giù e l'altro in su; i capelli arruffati; strappate le vesti; insanguinata la camicia; piena di cerotti la testa; una mano nascosta dalle bende; livido e tumefatto. Ma era contento perchè sapeva di aver rotto qualche braccio e qualche gamba, sapeva di aver cambiato i connotati a qualcuno: di aver soppresso il naso a Tizio; di aver riformata una mascella a Caio ed altre coserelle del genere. Era stato sempre lui, anche solo, contro dodici versipelle!... L'uomo che si deve guardare da lontano!... Questo aveva fatto osservare anche all'onorevole, il quale, d'altra parte, non aveva trovato che parole di elogio e di compiacenza per ciò che riguardava l'opera e il comportamento del Gran Mostardo... Solo Bucalosso... Ah, quel Bucalosso, con la sua testa da cioccolatino!... Ma perchè non era nato bue? Come tale avrebbe trovato un posto convenientissimo nella società; ma come uomo?...
— Be'... racconta e fa presto!
Allora il Trancia disse, mentre Giovannone veniva man mano sorridendo di compiacenza:
— Tutti sanno che voi siete stato a far visita alla marchesa; che la francese è venuta qui...