— L'associazione a delinquere! — chiosò il Futa.
— Come si chiamano i suoi contadini, signora marchesa?...
— Dica lei, Lanfranco. Sono nomi tanto esotici!
— Sono i Casaròt e i Féna — disse il conte.
— Li conosce? — domandò donna Alberica.
— Oh, benissimo!... — rispose il Cavaliere. — E so chi sono. Naturalmente — soggiunse — non si saranno accordati per la mietitura.
— Può immaginarlo!
— E non vorranno la macchina dei gialli!... Si capisce!... Ma noi metteremo la guardia all'aia!...
— La guardia?... — domandarono le signore. La bella bionda, la creatura che non parlava mai, alla quale nessuno rivolgeva mai la parola, che non pareva di questo mondo, si accostò di qualche passo e guardava sempre più intensamente il Cavaliere che era inebbriato da quello sguardo.
— Sì, la guardia! — riprese. — Dieci uomini con lo schioppo, pronti a sparare anche se vedessero D... acco!... Oh!... Li ho scelti io!... Sono pellaccie. Decisi a tutto. Veri e propri fuorisacco. E le nostre biche le batteremo noi con le nostre macchine. I rossi non entreranno. Si farà battaglia.