— Quando ti conviene.

— No! sempre!

— Però Ninon Fauvette...

— Basta!...

— Ninon Fauvette ti conosce come ai tuoi bei tempi dell'alunnato rivoluzionario!

— Queste sono cattiverie che non possono nascere in testa che a una donna! — gridò Mostardo. — E voi non siete neppure una donna!... Voi siete un cacume!... Sì, perchè io non ho trovato mai una linguaccia più perfida, neppure fra i Versipelle dei nostri giornali!...

— Quanto sei carino!

— Io non voglio essere niente per voi e vi prego di finirla. — Era diventato bianco. L'aver tirato in ballo la Mignon del suo cuore, lo aveva fatto uscir dalle staffe. Ora era fermamente deciso di parlar chiaro e di togliersi da torno quel gallinaceo invespito. Ed egli non era, nel fattispecie, disposto a buttar via la gallatura.

Ma ragionando così e incalorendosi seco stesso, gli venne fatto di levar gli occhi e di considerare il luogo nel quale erano giunti camminando passo passo senza badare alla direzione. Guardò e impietrì. Erano sotto alle finestre del palazzo Alerami e vide anche, o gli parve vedere, la sua gioia sporgersi da un davanzale. Tale constatazione lo fulminò.

Si era appena rivolto e, indurite le linee della faccia aveva incominciato a dire, con risolutezza: