— Io so che, se potessi, mi prenderei la testa e la butterei in un fosso!

— Povero zio!

— Povero?... Già... povero!... hai ragione. In fin dei conti non sono che un disgraziato.

— Non lo dire.

— Un disgraziato, un disgraziato! Voglio urlarlo!... Lasciami sfogare! Che cosa ho, io?... A che cosa mi è servita tutta la vita?... Tutte le mie battaglie, tutti i miei entusiasmi, tutta la mia fatica?... A che cosa?... Ma a che cosa?... Avanti, dillo tu, a che cosa?... A niente!... Bambina, non parlare, io lo so bene: a niente!... Mi sono prodigato e mi è arrivato un calcio; ho combattuto per gli altri e, per tutto ringraziamento, mi hanno sputato addosso; ho dato del mio, di quel mio che mi son pur faticato, se son venuto su dalla miseria, e poco c'è mancato non mi chiamassero ladro!... Il popolo si chiama Rigaglia!... Ma sì, bambina mia!... E sono arrivato a questa età con tutte le mie minchionerie dei vent'anni. Me le sono portate dietro come un imbecille. Eccole qua tutte quante, che non ne ho perduta neppure una per la strada. Bel carattere! Meriterei la forca solo per questo. Perchè un uomo, se ha la fortuna di vivere, almeno impara a conoscere le carogne che si trova fra i piedi. Ed io non ho imparato niente!... Ho imparato ad essere un bambino quando avrei dovuto trattare il mondo per quel che si merita. Ho preso tutto sul serio. Oggi sono solo. E faccia Dio che tu mi sia sempre vicina perchè il giorno in cui mi dessi alla disperazione, guai agli uomini del mio paese!...

— Povero zio!... Soffri tanto?...

— Soffro?... No che non soffro. È la vita che è canaglia! Forse sono stanco, Spadi. Ma non mi domando niente. Aspetto. La mia vita non sarà eterna!

— Proprio, questa sera, non pensi affatto alla tua Spadarella!

— Hai ragione. Non so neppure quel che mi dico. Poi ho qualche cosa per la testa...

— Che cosa?