E non dimentichiamo che Maometto soleva dire molto spesso che Iddio aveva create due cose per la suprema felicità degli uomini: “le donne e i profumi„.
Il figlio del Pascià.
Oggi il figlio del pascià mi si è confessato giovane turco. Non ne avrebbe l’aria, veramente, ma già che lo dice!...
È un giovanotto alto, tarchiato, dal portamento molle degli orientali. Non ha mai fretta, non è mai turbato: pare uscito da un’arca di profumi e di pomate.
È nato sopra a Janina, nelle campagne, in un mezzo selvaggio, fra gente che adora i suoi padroni. È cresciuto come un piccolo Iddio fra baci, carezze e genuflessioni. È cosmocentrico; vede tutto il mondo dal suo piccolo trono e sorride.
Ama la voluttà come Maometto; ride beatamente quando parla e quando tace; è gaio perchè è ben nutrito.
Gaio?... Ecco, la gaiezza dell’anatra e del pinguino: batte le ali, si sente piacevolmente bestia.
Buon figliuolo, in fondo! Mi parla con passione degli ottimi formaggi fabbricati da’ suoi montanari, nell’Albania, e la sua sincerità mi commuove.
Anch’egli è un pochino come la pasta del formaggio: insipiduccia, grassoccia e molle, ma riesce simpatico. Ha il viso tondo; due occhi nè neri nè chiari, color dell’aria annebbiata esprimenti un’anima piccoletta che si raccoglie nel poco e se ne accontenta; la bocca del voluttuoso sempre dischiusa, dalle grosse labbra vive di sangue. È un po’ bavoso, forse per la consuetudine dell’alimentazione sovrabbondante e del piacere.
Parla un francese di sua invenzione, intramezzando al discorso brevi e continue risate le quali denotano la sua arguzie e la compiuta soddisfazione di sè stesso.