Toti vorrebbe ascoltare ciò che dicono le due signore, le quali si sono tratte in disparte e parlano a bassa voce, e fa tutto il possibile per udire, con tutta garbatezza, qualcosa; ma non gli riesce; non afferra neppure una parola.
Che cosa sarà toccato mai alla povera Suor Lucia? Egli prova una vera tenerezza filiale per la buona creatura stanca, che ha tollerato, sempre in santa pace, tutte le loro monellerie e non una sola volta li ha rimproverati con parole aspre; le vuol bene come tutti le vogliono bene, dai più piccini ai più grandi. Ora il pensiero ch’ella possa soffrire lo accora. Tornerà ancora? La festa delle rose non può riuscir compìta senza Suor Lucia; il suo zendado nero, del quale va sempre ricoperta, non avrebbe dato tristezza a nessuno; ella sarebbe stata alla tavola dei bimbi come un compimento necessario, e tutti l’avrebbero accolta battendo le mani.
Quando la zia Emma lo invita ad uscire egli tace ed attende una frase che gli spieghi l’assenza di Suor Lucia; ma la zia Emma non parla, segno evidente che Toti non potrà saper nulla.
Però la curiosità lo spinge a fare una domanda innocente, che potrebbe metter la zia su la via delle confessioni.
— Verrà poi Suor Lucia?
— No.
— E perchè mai?
— Perchè ha molte cose alle quali attendere.
— Cambia di casa?
— No.