— No, no; sta a te che fai la brava!
— Sì, a te, a te! — urla il coro.
Adalgisa tace un attimo, e poi con voce stridula grida:
— Ma chi non lo sa? È la chiesa! —
Segue un diavolìo; tutti i monelli si levano in piedi per gridare e punire così la presunzione dell’istrice domestico.
Sopraffatta dall’impeto impreveduto Adalgisa si volge e scrolla le spalle per assumere un atteggiamento; ma le lacrime le scendono copiose su le guance e si perdono agli angoli della bocca contratta.
Gli unici che non partecipano al gaio tumulto sono Rando e Celestina. Come se nulla accadesse intorno a loro, stanno muti e inciprigniti perchè non sono riusciti ad acchiappare un moscon d’oro... che si era posato sul girasole. Suor Lucia che fino allora aveva taciuto, tutta curva sui grani del rosario che fa passare interminabilmente fra le scarne dita, è costretta ad intervenire perchè le cose hanno preso una piega differente.
L’orgasmo ha alzato di vari toni l’allegria dei fanciulli. Ora Giacomino ed Anselmuccio si trovano di fronte in aria minacciosa; Anselmuccio, contrariamente ad ogni sua abitudine, ha assunto la difesa di Adalgisa, e da ciò un rapido diverbio che pare voglia condurre a vie di fatto. I due fanciulli si squadrano con occhi torvi.
— Se ti dò un pugno, — grida Anselmuccio — ti getto giù dalla giardiniera! —
E l’altro, avvicinandosi ancor più con aria provocante: