Il villaggio di X** al quale io era diretto trovandosi fra Tirano e Bormio, mi mancavano poche miglia per arrivarvi, ed avevo deciso di giungervi sull'imbrunire per evitare la noia dei curiosi che mi avrebbero molestato coi loro sguardi indiscreti.
Ripresa la via, e sentendo avvicinarsi il luogo destinato al mio esilio, io provava quell'inquietudine che nasce dall'ignoto, e mi doleva d'essere al termine di un viaggio pittoresco. Colla sola compagnia del mio cane e dei miei pensieri non mi sarei stancato di percorrere il mondo. Ma ogni viaggio che incomincia deve in qualche maniera finire. Pur troppo è così, ed ogni viaggio ci rammenta la vita umana. Una volta incominciato il pellegrinaggio, ogni ora che passa ci avvicina alla meta....
Con tali pensieri malinconici vidi per la prima volta da lontano il campanile acuminato, le casupole e le capanne di X**. Entrai nel villaggio quando il sole scendeva dietro i monti tingendo in rosa le nuvolette spezzate.
Le mandre rientravano dai pascoli salutando la sera con lunghi muggiti. I passeri si raccoglievano sugli alberi cinguettando, e raccontandosi i loro pettegolezzi del giorno.
I camini fumavano, le famiglie si raccoglievano per la cena. Tirai fuori dal mio portafogli la lettera di raccomandazione di mio zio all'egregio signor Nicola Bruni, e domandai della sua dimora al primo venuto.
— È quel palazzino bianco, isolato, sulla collina a diritta con molte adiacenze e varie cataste di legna intorno.
— Vi ringrazio.
Presi la strada indicata sulla salita, e giunto all'uscio picchiai. Un ragazzotto mi aperse la porta.
— È in casa il signor Nicola Bruni?
— Che cosa dice?