Non mi lasciò finire, ma gettandomi le braccia al collo mi baciò sulle due gote, colla più cordiale espansione.

— Bravo per Dio!... Caro signor Daniele... benissimo; venga avanti, e si accomodi... ma non sarà solo forse?

— No, signore, sono in compagnia del mio cane.

— Ma vengano avanti tutti due... ma dov'è il bagaglio?... La vettura, il cavallo? — Martino, su via, presto, corri ad aprire il cancello del cortile, fa entrare la vettura che ha condotto il signore... animo, corri....

Non era possibile interromperlo, e Martino era già corso ad aprire, quando ho potuto dirgli ch'ero venuto a piedi, spiegandogli il motivo.

— Oh per Bacco!... quale fatalità! Se mi avesse scritto, avrei mandato a prenderlo coi nostri cavalli. Io pure, veda, non posso soffrire le diligenze.

Lo assicurai che mi ero divertito moltissimo, e che quel viaggio era stato per me un sommo piacere.

— Benissimo.... Benissimo... bravo da senno. — Andò poi a' piedi della scala e gridò a piena gola: — Giovanna.... Agata.... Marta... venite subito abbasso, ma presto.

Eravamo entrati in un salotto terreno. Bitto s'era accovacciato in un angolo, e ansava colla lingua pendente. Il signor Nicola mi fece sedere sul canapè, e incominciò a chiedermi notizie della salute dello zio, e degli effetti provati dopo la cura dei bagni. Quando entrò la signora Giovanna seguita dall'Agata, egli si alzò per le presentazioni, e mi disse:

— Mia moglie... mia figlia... — poi rivolto a loro, — il signor Daniele Carletti, nipote di monsignor Canonico, e futuro maestro del nostro villaggio.