Un giorno fra gli altri me ne stavo assorto in una di queste estasi eteree, quando la Veronica entrò nella stanza.
— Daniele, — essa mi disse, — avete pensato che s'avvicina l'inverno, che il freddo incalza, che avete il pastrano sdruscito, gli stivali sgualciti, i calzoni rattoppati?
— Veronica, — io risposi gravemente, battendomi sul petto, — io tengo qua dentro dei tesori che possono procurarmi tutti gli agi della vita....
Essa mi guardava con tanto d'occhi spalancati credendo che alludessi al mio portafogli, poi mi domandò ansiosamente:
— Avete dunque molto denaro in saccoccia?
— Io?... non ho che cinquanta centesimi....
— Ma dunque di che tesori mi parlate?
— Vi parlo dei sentimenti del cuore che ispirano la mia mente... e la rendono capace di produrre quelle opere che attirano l'ammirazione degli uomini, e arricchiscono gli autori. Sono sicuro dell'avvenire!
— Tanto meglio.... ma l'avvenire è in mano di Dio.... invece i vostri vestiti li tengo nelle mie mani ogni giorno, ne conosco tutti i sdruciti e le mende, e vedo la necessità che il sartore ve ne faccia di nuovi. Monsignore vi vuol bene, ma i canonici non possono conoscere tutti i bisogni della gioventù. Tocca a voi domandare quanto vi manca.... Su via, volete che gliene parli io?...
— Cara Veronica.... come siete buona!... avete sostituita mia madre sulla terra.... che il cielo vi benedica mille volte.