I segreti misteri della notte. »

Un altro giorno Tobia corse da me tutto ansante per isfogare il suo dispetto contro il parroco, che avendolo ricevuto pranzando, aveva osato trinciargli sotto al naso un pollo arrosto fumante senza dargliene un boccone, e vuotare un intiero fiasco di vino senza offrirgliene un bicchiere.... Egli declamava contro l'avidità del clero, ed io pronto col mio Uguccione della Fagiuola ad esclamare:

« Ingorda razza!... che il feroce acciaro

Immergi in petto all'innocente! e bevi

Fino all'ultima stilla il sangue puro

Del mio amico fedel.... forse tu ignori

Ch'io ti guardo fremente... e aspetto il giorno

Della vendetta!... »

Uguccione della Fagiuola, non trovando nel mio sguardo quelle scintille di sdegno che secondo le sue idee avrebbero dovuto accendere un incendio al racconto dei casi suoi, andava dicendo in paese che io era uno scettico, un uomo senza cuore, un cervello balzano, un enigma vivente!

Così cavando dei versi tragici dalla prosa slombata del villaggio, osservando col microscopio gli omuncoli del mio tempo e vestendoli all'antica, io passai il primo inverno, col corpo in Valtellina, col pensiero nel medio evo, col cuore a Milano; diviso in tre parti, una che tremava dal freddo sotto le Alpi, l'altra sepolta fra le tenebre del passato, la migliore che, accovacciata alla finestra di mio zio canonico, aspettava il bacio della contessa Savina.