—E adesso domando la sua mano....
Il colonnello lo guardava fisso, e cominciava a comprendere.
Allora il capitano riprendendo la sua posa militare soggiunse:
—Ho l'onore di domandare al colonnello Odone Palanzo la mano di sua figlia Maddalena.
Il colonnello si gettò nelle braccia dell'amico, ridendo e piangendo, e gli mancava la parola per la commozione.
Si recarono insieme dalla buona madre che accolse la domanda con vera soddisfazione, e concertarono ogni cosa di comune accordo. E quando nei giorni successivi, e negli intimi colloqui colla fidanzata, essa confessò a Bonifazio che lo amava [pg!28] fino dal loro primo incontro, e lo aspettava rassegnata, colla speranza di rivederlo, risoluta di non volere che lui o nessuno, egli non sapeva darsi pace della sua dabbenaggine, e del tempo perduto.
E scrisse una lettera al maestro Zecchini che cominciava con le seguenti parole: «Faccio adesione piena ed intiera alla vostra prediletta teoria; sì, l'uomo è un asino! e me ne sono accorto in questi giorni, studiando la verità sopra me stesso.» Non si spiegava di più, passava ad altri argomenti, raccomandava le sue coltivazioni, ma le ultime parole del foglio confondevano il maestro, il quale restava sbalordito da questa conclusione: «ho il piacere di annunziarvi che prendo moglie.»
Il povero Zecchini non sapeva che cosa pensare.
Intanto l'amore del capitano Bonifazio andava di pari passo colla congiura. Al giorno godevano il sole di maggio sotto la pergola dei gelsomini, e vagavano per le colline, soffermandosi ad ammirare i lontani orizzonti, e il sorriso di primavera sulle rive dei laghi.
Alla sera il colonnello e il capitano uscivano insieme col pretesto d'una lunga passeggiata militare, e invece si recavano ai convegni notturni dei Carbonari, tenuti in luogo sicuro. [pg!29]