Partì, promettendo un pronto ritorno; e intanto le signore visitarono alcuni negozi di mode, per informarsi delle ultime novità, prendere dei campioni, vedere le stoffe, i cappellini da città e da viaggio, e tutto quello che sarebbe indispensabile per una sposa elegante.
Nello stesso tempo il giovinotto annunziava al padre la sua scelta, che veniva accolta con esitazioni e dubbiezze poco lusinghiere. Papà Gervasio, colla sua innata bonarietà, gli fece considerare tutti gli ostacoli che si frapponevano a quel matrimonio. Prima di tutto la ragazza non si sarebbe mai rassegnata a vivere in campagna; e questo era il sogno paterno, di raccogliere la famiglia d'intorno, di vivere e di morire fra una corona di nipoti.
—Per ora no, gli rispose il figliuolo, per ora mi sarebbe impossibile di obbligare Metilde a questa vita; ma io pure non intendo di rinunziare immediatamente alla città. Col tempo vedremo di combinare ogni cosa, intanto non voglio aver studiato per nulla, la professione e le [pg!225] corrispondenze ai giornali mi assicurano dei guadagni che sarebbero totalmente perduti, se io venissi ad oziare in campagna.
—Allora i tuoi proventi uniti alla dote ti basteranno per vivere?
—Questo non lo so, perchè ignoro l'importanza della dote. Se devo giudicare dai grossi guadagni dello studio, l'avvocato deve essere ricchissimo, ma non so come impieghi i suoi capitali, nè quanto profitto ne ricavi. Deve avere le cassette piene di rendita pubblica, ma non dice niente a nessuno, e forse nasconde i suoi tesori, per isfuggire all'avidità dell'agente delle tasse.
Papà Gervasio sospirava, e diceva:
—Io avevo la speranza che tu avresti sposato una donna semplice; le ricchezze non mi hanno mai fatto voglia, non le credo necessarie per vivere felici. Una modesta agiatezza è più opportuna alla pace della casa, e avrei voluto vederti qui, occupato dei tuoi affari, nel seno d'una famiglia tranquilla, onesta, contenta....
—Questo potrà venire col tempo, gli rispondeva Silvio, passati i primi anni in città, potrò in seguito persuadere la mia Metilde a ritirarci in campagna. È così buona, ama tanto la bella natura! Quel giorno dello scorso autunno, che siamo venuti in campagna, nella ferrovia da [pg!226] Mestre a Treviso, essa guardava sempre fuori del finestrino, mi fece osservare una misera capannetta affumicata fra i campi in un luogo deserto, e mi disse:—due amanti sarebbero felici in quel sito!—Verrà un giorno che sarà più contenta di questa casa.
—Intanto io divento vecchio, osservò Gervasio.
—Vecchio alla tua età! hai tempo da aspettare, e poi da vivere con noi lungamente....