Il professore aggiunse alle parole un gesto per dire: «Li ha portati via lei?» Don Rocco rispose pure con un cenno muto del capo; e, veduto che l'altro frenava a stento uno scoppio di riso, si sforzò di sorridere anche lui.

— Povero don Rocco — disse il professore, e aggiunse, sempre col riso alla gola, parole afflitte, parole di pietà, di conforto, chiese ogni ragguaglio dell'accaduto. — Ah se mi aveste dato retta!... — concluse. — Se l'aveste mandata via!

— Sì — fece don Rocco, pigliandosi mansuetamente anche questa. — Aveva ragione Lei. E adesso, cosa dirà la signora?

Il professore sospirò.

— Cosa volete che dica, figliuolo? Non dirà niente. Accade anche questo che il vostro successore ha scritto ieri di essersi sciolto definitivamente dagl'impegni suoi attuali e di trovarsi a disposizione della contessa.

Don Rocco tacque, accorato.

— Guardo — diss'egli, dopo un'istante di silenzio — che alle nove e mezzo saranno qui col cavallo a prendermi! Bisognerebbe che l'arciprete o il cappellano potessero prestarmi un abito.

— Io, io! — esclamò il professore, pieno di zelo. — Vado a casa e ve lo mando subito. Me lo restituirete con comodo, quando potrete.

Una viva gratitudine colorò il viso e agitò le palpebre di don Rocco.

— Grazie! — diss'egli guardandosi umilmente il naso. — Grazie tante!