Il cuore mi batteva di gioia e io stavo per ringraziare miss Harriet, ma ella mi prevenne e si affrettò a dirmi che desiderava sapere una cosa da me. Voleva sapere se avessi potuto scoprire particolari intenzioni di miss Roberts. Non disse più di così; tuttavia intesi benissimo. Risposi che, secondo me, miss Roberts aveva il compito di sedurre una certa persona, ma che ubbidiva di malavoglia.

Passavamo, così parlando, sotto la mia piccola villa. La cameriera e la cuoca erano a una finestra e mi salutarono sorridendo. Il domestico spiava dal giardinetto, tenendosi nascosto fra le piante. Mia sorella stava dietro ai vetri d'un'altra finestra. Indovinai subito che mia sorella non aveva potuto tacere con le persone di servizio. Udii distintamente la cuoca meravigliarsi ch'io avessi con me una signorina sola.

— La Sua villa? — disse miss Forest. — Un bel posto!

Le dissi quanto sarei felice ch'ella vi potesse entrare almeno un momento, quanto avrei goduto di farle vedere i miei fiori, i miei libri; di dirle anche un poco i sogni che sognavo là, guardando le montagne, il lago.

— È impossibile — rispose — E poi sarebbe anche triste di conoscerci troppo, perchè credo che non ci vedremo mai più. Ma io ho visto un arancio nel suo giardino e accetterò un piccolo ramoscello d'arancio.

— Non ci vedremo mai più? — esclamai, cessando di remare.

Ella non rispose e mi parve commossa. Ci guardammo in silenzio un momento, poi ella sorrise leggermente, e disse:

— Come diceva, ieri, mio padre? Remare, remare! Vorrei portar via mio padre domattina — soggiunse. — Vorrei che fosse possibile di fargli sapere, di fargli credere quelle cose orribili che Lei mi ha raccontate!

— E se le credesse, vorrebbe Lei ancora partir domani?

— Sì; credo che sarebbe necessario.