Prima di giungere a S. Mamette dissi a miss Forest che trovasse modo di raccontar subito ogni cosa a suo padre. Io poi lo avrei persuaso che tutto era vero. Ella mi porse da capo la mano.

— Grazie! — diss'ella. — Addio! — soggiunse sorridendo non senza tristezza. — È meglio che ci congediamo adesso, mentre siamo soli.

— Ma io — risposi — ritornerò a Lugano con Loro.

— Lo desidera? — diss'ella. — Non sarebbe meglio separarci prima? Potremo prendere un vero barcaiuolo che Le ricondurrà la barca. Ella mi darà il ramoscello d'arancio e ci lascieremo qui.

Le domandai allora con voce tremante se il ramoscello d'arancio non potrebbe forse un giorno dar fiori per una ghirlanda. Non m'intese o non mi volle intendere. Non mi rispose. Forse, se intese, dubitò che fosse una frase poetica, non abbastanza ponderata e seria. Forse aveva altre ragioni; non ne so nulla.

— Addio! — dissi sottovoce.

Ella chinò leggermente il capo, come per gradire il mio saluto, e non aprimmo più bocca.

Sir Forest e compagni ci aspettavano sulla riva. Miss Harriet discese per andare a far colazione con loro, e io dissi che dovevo allontanarmi, ma che sarei stato a loro disposizione fra un'ora.

Ritornai con la barca a Oria, mi vestii convenientemente, mi posi all'occhiello un ramoscellino di arancio, e mi feci condurre a S. Mamette dal mio domestico, molto in fretta, anche perchè il cielo era diventato minaccioso.

Andai alla Stella d'Italia, dove i Forest erano a far colazione, e mandai loro la mia carta da visita. Fui subito introdotto, e mi presentai direttamente al signor Forest. Gli chiesi scusa, in un detestabile inglese, se il giorno prima, avendo veduto che egli e le signorine avevano bisogno di una barca, mi ero permesso di offrire la mia con una innocente finzione.