Egli fece, ravvisandomi, un gran chiasso da quel buon Schwabe ch'era, e durai fatica a fargli intendere di star cheto, perchè miss Yves era sul battello e non avevo piacere, desiderando evitarle ogni emozione, ch'ella si avvedesse di lui.

—Geloso, geloso, geloso!—diss'egli.—Avete ragione; era innamorata di me.

Mi raccontò che era andato a Oberwesel a trovare un amico pittore, che aveva visitato non solamente die Katze, ma anche die Maus (due rovine di castelli) e che adesso andava a trovare una signora a Kreuznach, per cui sarebbe disceso a Bingen. Conosceva molto imperfettamente gli avvenimenti di Norimberga e mi domandò come ci trovassimo lì. Io non gli avrei chiesto del professore; fu lui che mi disse d'essere abbastanza contento, senza spiegarsi di più.

Intanto il cielo s'era venuto oscurando e un improvviso rovescio di pioggia mise lo scompiglio sul battello. Corsi da Violet, ma ella era già discesa sotto coperta, e trovai una tal ressa di gente sulla scala che dovetti rinunciare a scendere io pure e mi rifugiai sotto l'immenso ombrello verde di Topler. Egli sapeva il Reno a memoria, ma n'era entusiasta come un giovane che lo vede per la prima volta, si affacciava ai parapetti del vapore col lungo naso al vento, tutto ridente di ammirazione, noncurante della pioggia; mi domandava se fossi stato qua, se fossi stato là, mi suggeriva gite opportune anche per Violet, mi fece promettere di visitar con lei il Drachenfels nel Siebengebirg. Gli dissi che avevo il progetto di andare a Wetzlar per le memorie di Goethe e lo vidi rannuvolarsi tutto.

—No, no—diss'egli bruscamente—non andate a Wetzlar.

—Perchè?—esclamai sorpreso—Che male ci sarebbe?

—Non ne vale la pena—rispose Topler, e si mise a parlarmi di Rheinstein, la cui bandiera e i baluardi merlati, ritti sopra uno scoglio a picco, apparivano allora dietro ondate di pioggia tra le boscaglie della riva sinistra, in faccia ad Assmannshausen. Questo contegno del mio vecchio amico mi pareva misterioso e non me lo sapevo spiegare se non supponendo che Topler juniore fosse a Wetzlar. Non avevo ancora parlato con Violet di questa gita e risolsi subito in cuor mio di non parlargliene più.

Topler discese a Bingen. Prima ancora che si ripartisse smise di piovere e si fece la traversata da Bingen a Rüdesheim con un riso splendido di cielo e di Reno. Violet era felice, scherzava, rideva; quanto a me non mi sentivo allegro, mi pareva aver qualcosa sul cuore, e non sapevo che.

XLIII.

Eccomi al principio del dolore, di ciò che ho insieme orrore e avidità di raccontare. Mi par di viaggiare in ferrovia, d'aver finora percorsa con lentezza un'ampia valle variata di aspetti dolcemente malinconici, di aspetti ridenti, e che ora le montagne si stringano improvvise e sinistre addosso al treno che accelera e precipita la fuga, furioso di spavento. Infatti questo vivere mio presente che segue agli eventi raccontati qui, non somiglia egli un correr nella galleria centrale di qualche gran valico alpino? Non vengo io dal sole, dai piani ridenti, dalle valli selvagge a queste tenebre sonore dove son portato a precipizio, senza tregua, nell'ansiosa attesa di uscirne, non so quando, non so dove, ma nel sole?