—No—risposi—ma credo v'abbia dimenticato qualche cosa di
Suo.—Violet esitò ancora, poi prese il libro e ne tolse la lettera.
—Andiamo—disse l'altra.
Durante il pranzo gli occhi di miss Yves non si volsero a me che una volta. Ella si alzò da tavola prima della frutta e scomparve. Era impazienza di leggere la mia lettera? O proposito di evitarmi? La seguii col pensiero. Stava leggendo, aveva letto, combatteva con le ombre del suo cuore. Penoso momento! Vinceva lei? Vincevano i fantasmi nemici? Era duro di non saper nulla, di non poter aver un segno. Però aveva presa la lettera. Mi dissi che avevo torto di dubitare e di temere, che Dio non mi avrebbe deriso, non mi avrebbe mandati quei sogni e lei per togliermi poi tutto così.
Seduto in faccia allo scoglio sovrano, condussi mentalmente a fine la poesia sgorgatami dal cuore alla mattina:
Se lunghe, amare furono le tenebre,
Degna è quest'ora tutto di soffrir;
Di rifiorente giovinezza irrompermi
Sento nel petto gl'impeti e gli ardir.
Sublime Iddio che mi darai la morte,
Ed or mi doni un più potente amor,
Sia benedetta la mia dolce sorte!
Qual onda al cielo, a te si slancia il cor.
Sentivo che avrei amato, felice o no, sino alla morte, ed anche in questa consapevolezza era un'acuta felicità. Il pensiero della morte mi brilla sempre davanti ne' miei più forti ardori di spirito, però in forma diversa; nelle commozioni che mi ha dato il sentimento intenso della natura, specialmente se misto ad occulte amarezze, ho sospirato di sciogliermi nelle cose; nelle commozioni dell'amore ho desiderato un mondo più alto, il mondo della luce e della vita che mi sentivo in cuore, tanto diverse da ogni luce e vita terrena, tanto superiori.
Quella sera miss Yves non discese più.
IX.
All'alba dell'indomani udii due carrozze fermarsi davanti all'albergo. Mi balenò un sospetto, balzai alla finestra. Vidi una carrozzella e una carrettina; presso quest'ultima una catasta di bagagli che i facchini stavano già caricando.