—Non vi è ragione perchè io mi opponga a così onesto desiderio—rispose l'anziana—venite!

La fanciulla, dopo essersi congedata con un bacio dalla sorella di amore, sorvolò con piede leggerissimo al mobile tappeto, salì nella gondola, e disparve colla sua guida.

L'anziana, per un sentimento di deferenza e di rispetto che erale imposto dalla sua condizione, non si intrattenne con Fidelia nel piccolo gabinetto. D'altronde, ella aveva l'obbligo di far gli onori del palazzo, e in quel momento suonava l'ora di refezione, e le amiche della fidanzata, giusta il patto convenuto, entravano nel vestibolo.

—Rilasciate il gran ventaglio! rilevate le mense!—ordinò l'anziana alle volonterose—prima che le ospiti fanciulle fossero entrate nella sala.

E subito la scena mutò di aspetto, e l'incantevole panorama scomparve dietro il velario ondulato, che formava una muraglia di lapislazzulì.

Nel momento in cui le fanciulle entravano nella sala, dalla sua gondola invisibile Fidelia sciolse la voce.

Speranza portò il dito alle labbra, e le fanciulle ristettero ad ascoltare coll'estasi in volto.

Erano le più dolci note che mai si modulassero pel labbro di una vergine innamorata. Quelle note, attraversando l'azzurro padiglione, parevano il canto di un cherubino smarrito negli spazii del firmamento.

E davvero Fidelia aveva dimenticato la terra. Ella si sentiva isolata nel suo piccolo gabinetto come una sirena sugli scogli dell'oceano. Immersa negli elementi più vergini del creato, nell'aria e nelle acque, la sua anima possedeva le ali bianche e il melodioso sospiro del cigno.

Le parole della sua canzone esprimevano questi pensieri gentili: