Al primo appello della matrona, Fidelia si levò in piedi e appoggiata al braccio delle amiche, la persona castamente avvolta nel peplo mattutino, si diresse verso la porticella che metteva alla tribuna.
Quella apparizione destò nella sala un mormorio di simpatia. I Seniori e gli Anziani si scopersero il capo.
Il Gran Proposto e l'Albani rimasero al loro posto come impietriti. Sì l'uno che l'altro furono investiti da un tremito che pareva un presagio. Gli occhi di Fidelia, eretti al cielo, si irradiavano tratto tratto di una luce fosforescente.
—Abbassate la reticella vitrea!(21)—ordina il Presidente Temporaneo degli Anziani ai meccanici di legge;—il risultato della testimonianza vuol essere decisivo; è necessario che la verità non venga pregiudicata da influssi magnetici o da altri poteri occulti.
—È vano!—rispose dalla tribuna la voce di Fidelia;—nessuna volontà umana potrebbe violentare il mio libero arbitrio. L'anima di mia madre è con me, e la menzogna non può uscire dal mio labbro.
Così parlando, la giovinetta sviluppò dal peplo il suo candido braccio, e alzando la destra fece brillare allo sguardo degli assembrati un bellissimo carbonchio umano(22) sfavillante come l'astro di Venere.
L'emozione degli astanti toccava il parossismo.
L'inquirente, dopo breve attesa, raccolse dalla mano del Presidente il quesito finale già formulato e riveduto dagli Anziani e dai Seniori; indi, nel silenzio più opaco della assemblea, si volse a Fidelia:
—Adulta Fidelia Berretta: la legge ti interroga, la famiglia ti ascolta e Dio ti vede nel cuore. Puoi tu asserire che nella notte dal ventisette al ventotto settembre dell'anno corrente, l'adulto Redento o Primo Albani siasi intrattenuto teco a colloquio in Milano, e precisamente nella sua villa detta del Paradiso?…
—Sì!—rispose Fidelia senza esitare un istante. L'Albani, che durante la interpellanza si era levato in sulla punta dei piedi, col labbro ansante e l'occhio iniettato di una luce che era fede e certezza, ricadde sulla seggiola mettendo un grido.