—No! no!—grida una voce dalla platea;—nessun cittadino onesto metterà il piede nel tuo negozio; nessun onesto mangerà il salame della questura!
—Mi importa assai degli onesti!—mormora il Torresani riabbassando il velario riparatore.—Purchè i ladri onorino la mia bottega, in due mesi diverrò milionario.
Così parlando, il sarcastico vecchietto sovrappose al proprio volto una maschera-guttaperca al sembiante del drammaturgo Scalvoni, e lanciandosi destramente nell'atrio, si fece largo tra la folla plaudente fino alla volante che lo attendeva sulla piazza.
Lasciamo che egli se ne vada pe' fatti suoi, e poniamoci sulle orme di altri personaggi più meritevoli e simpatici.
CAPITOLO XX.
Il chiodo fantastico.
In una delle più intime stanze della Villa Paradiso, disteso sovra un candido letto, il pallido volto abbandonato ai guanciali, giace l'amante di Fidelia assopito da un letargo affannoso.
Al lato dell'infermo, in atteggiamento di profonda mestizia, sta assiso il Levita che porta il nome di fratello Consolatore.
Il suo sguardo e il suo pensiero sembrano assorti in un fascicolo di carte manoscritte.
Un lieve rumore di passi ha riscosso il Levita.