«Attenendoci ai consigli della sapienza divina, noi abbiamo tremato di ogni nuova istituzione che tendesse a traviare l'umanità pel cammino dell'orgoglio e del disordine.

«Fummo avversi alla stampa, presaghi delle sue abbominazioni infrenabili; perseguitammo Galileo; ponemmo ostacolo per quanto era da noi alle temerarie pellegrinazioni di Colombo—abbiamo negato il vapore, contrastato il telegrafo, imprecato a tutti gli abusi della ragione, alla filosofia, all'esame critico, ai sacrileghi attentati della chimica e del magnetismo, due scienze di terribile avvenire!…

«Se il genio del male fu più potente di noi—se la stampa e il vapore, i più fieri nemici dell'umanità, si scatenarono sulla faccia dell'universo—noi non cesseremo, per quanto i nostri mezzi ce lo permettono, di opporre un freno allo spirito ed alla materia ribelle. Se non ci è dato impedire, noi ritarderemo. Verrà giorno in cui, meditando il nostro non possumus, quegli stessi che oggi ci accusano quali nemici della umanità, ci proclameranno ispirati da Dio.

«Poco dianzi, parlandovi dei contadini e degli effetti immediati che dovranno prodursi in questa categoria sociale dal benefizio dell'istruzione, io vi faceva presentire la terribile minaccia: «badate! l'uomo che sa leggere e ragionare non può adattarsi a trascinare l'aratro.» In questa verità stanno i germi della più micidiale, della più orribile rivoluzione che mai abbia insanguinata la superficie della terra.

«Come riuscirete a sedarla? quale sarà il mezzo della tregua? il componimento finale?—Via! confessatelo, signori progressisti umanitarii—su questo punto della questione voi non siete più avanzati di noi.

«Basta! a suo tempo ci penseremo—non è vero? tale è la vostra filosofia; ed io mi congratulo di vedervi sorvolare con tanta leggerezza agli scrupoli dell'avvenire. Ma vi è nel presente qualche cosa di più grave, di più contradditorio, a cui forse non avete ancora badato. I vostri progressi non sono solamente una minaccia che gravita sui vostri contemporanei. Tutte le scoperte che soccorrono ad un bisogno, ad un comodo, o ad un diletto della vita umana—ogni nuovo passo dello spirito inventivo, che, a vostro dire, segna una nuova fase di civilizzazione, moltiplica necessariamente sulla terra il numero degli schiavi, e inchioda più aspramente alla catena quei milioni di paria che voi pretendereste redimere.

«Voi scuotete il capo, signor farmacista! Ciò vi sembra un paradosso… Vi spiegherò il pensiero cogli esempi… Compiacetevi di abbandonare le astrazioni, e di scendere con me sul terreno della vita reale, a cui, se non mi inganno, voi altri liberali vi dimenticate troppo spesso di appartenere.

«Il primo uomo che, camminando per una foresta di vergini piante, corse dietro ad un candido fiocco staccatosi da un ramo, e strofinandolo leggermente fra le dita, concepì il pensiero di ridurlo a filo per tramarne dei tessuti—il primo uomo che si propose coltivare il cotone per farne dei drappi; quell'uomo, nell'ingenua compiacenza di recare un immenso vantaggio alla umanità, segnò la condanna di milioni e milioni di negri—fu l'innocente iniziatore di una mostruosa barbarie, che anche oggigiorno fa inorridire la terra.

«Volgetevi intorno—una occhiata alla vostra mensa—alla vostra guardaroba—ai vostri mobili—ai meccanismi che vi rendono agiata l'esistenza!…

«Dacchè il sale divenne una necessità dei palati istupiditi, parecchi milioni di uomini furono condannati a intisichire onde apprestarvelo. Per variare i vostri foraggi, il riso fu introdotto sulle mense—non importa che migliaia di infelici paghino della loro vita questo capriccio di ghiottoneria. Il paria delle risaie lombarde, dopo aver lottato venticinque anni colle terzane, a trent'anni è vecchio, a quaranta è decrepito, a quarantacinque anni è cadavere.