—È morto l'ex-proposto Berretta.

—Morto! Oh, disgrazia! Ma quando? Ma come?

—Leggete!… sentite! «La mano ci trema… le lagrime ci fan velo agli occhi… il cuore ci si spezza nel trascrivere l'infausta novella… Quell'ottimo patriota, quell'illustre pubblicista, quell'integro amministratore della cosa pubblica, quel solerte funzionario al cui genio, alla cui operosità Milano va debitrice dei tanti abbellimenti edilizii, dei tanti provvedimenti economici e filantropici che in pochi anni la elevarono al rango di città capitalissima—l'illustre, il benemerito, il grande, l'immortale nostro concittadino Berretta non è più! Al momento di abbandonare per sempre la sua diletta Milano, quel nobile cuore si è spezzato… di angoscia».

—Povero Berretta!—esclama il Pestalozza;—vero galantuomo!… vero patriota!…

—E una testa!—soggiunge il Pirotta,—una di quelle teste…

—E galantuomo, perdio!

—Uomini che non dovrebbero morir mai!

—Ma Milano farà il suo dovere.

—Apriamo subito una sottoscrizione per erigergli un monumento…

—Approvato!—gridarono molte voci.