Frattanto, al vedere gli agenti di sicurezza attrupparsi per marciare verso il centro della sommossa, in altri punti dell'agro si formavano degli assembramenti minacciosi. I coscritti, affigliati per la più parte alle sètte anarchiche, affiggevano ai berettoni solari le coccarde riottose. L'uragano della sommossa si annunciava terribile e spietato. Le botteghe si chiudevano; i merciaiuoli smontavano le baracche; le madri paurose traevano i bambini fuor della folla; altre più audaci, invase da un ardore di ribellione, coi pargoli in sulle braccia, animavano all'azione i giovani esitanti. Ciò che accadeva in quel momento nei due agri collegati di Stradella e di Broni non era che un minimo episodio della grande rivoluzione, suscitata per naturale coincidenza di passioni politiche, in ogni quartiere popolato dei dipartimenti dell'Unione.

—Che si fa?—chiese il Virey all'Albani, traendosi in disparte per dar passo ad un pelettone di sorveglianti i quali si avanzavano intimando l'ammonito ad un gruppo di rivoltosi.

—Io sarei d'avviso che ci imbarcassimo bravamente in una volante, e ci facessimo condurre a Milano, senza preoccuparci dei nostri bagagli, i quali, c'è da scommetterlo, a quest'ora devono aver già assaggiate le garbatezze dei nostri futuri governanti.

—Credi tu che a Milano si abbia a godere maggior sicurezza?… Ma, via! Si può tentare… Forse giungeremo in tempo da poter assistere al saccheggio della mia villa. Vorrei che di quell'edifizio maledetto, nel quale ho sommerso tutti i milioni da me guadagnati coll'invenzione della pioggia artifiziale, non rimanesse più vestigio. Oggimai è penetrata nel mio animo questa convinzione, che ogni attentato violento fatto alla natura è opera da pazzo, per non dire da scellerato, e che io, al par di altri orgogliosi della mia specie, colla mia superba invenzione mi sono reso complice dei più grandi disastri che affliggono il mondo.

—Tu, dunque, vorrai essere dei nostri?—chiese il Virey radiante di gioia.

—Sì! per la vita dell'umanità!—rispose l'Albani con ardore entusiastico.—Torniamo alla natura! Il vostro programma quindi innanzi sarà il mio.

—Dunque?… A Milano?…

—A Milano!…

—Presto! Facciamo calare una volante!… Ecco là una aerea da due posti, che pare fatta per noi. Diamo il segnale!

Il conduttore della volante, all'udire il fischio, lasciò calare il veicolo a quattro metri dalla testa dei reclamanti.